La prima bozza della legge di bilancio 2025 porta nuove indicazioni sulla rivalutazione delle pensioni in base all’inflazione. Nonostante l’adeguamento previsto sia proporzionalmente superiore rispetto agli ultimi anni, i pensionati vedranno aumenti modesti a causa della bassa inflazione del 2024. L’aumento per le pensioni minime sarà di soli 3 euro lordi al mese, suscitando critiche da parte dei sindacati, che denunciano come questa misura non possa compensare la perdita del potere d’acquisto accumulata negli anni precedenti.
Un adeguamento limitato dall’inflazione bassa
Per il 2025, l’inflazione registrata e prevista dall’Istat è del 1,6%, una percentuale decisamente inferiore rispetto al +5,4% del 2024. L’adeguamento delle pensioni seguirà questa bassa inflazione, risultando in aumenti contenuti. Le pensioni minime, che interessano circa 35.000 bergamaschi, saliranno da 614,77 euro a 617,90 euro mensili, pari a un incremento lordo di 3 euro.
Per le pensioni che non superano quattro volte il minimo (fino a 2.394,40 euro), è previsto un adeguamento pieno dell’1,6%, che comporterà aumenti fino a un massimo di 38,30 euro lordi. Questa fascia comprende circa 195.000 pensionati nella sola provincia di Bergamo. Coloro che percepiscono importi fra quattro e cinque volte il minimo, ovvero fino a 2.993,05 euro, avranno invece una rivalutazione del 90% dell’inflazione, per un incremento effettivo dell’1,44%, equivalente a un massimo di 43,10 euro lordi al mese.
Sindacati all’attacco: “Aumenti irrisori, potere d’acquisto non recuperato”
I sindacati hanno espresso dure critiche verso la manovra: Augusta Passera, segretaria generale dello Spi Cgil Bergamo, ha parlato di una “mancetta” che non colma il divario fra il costo della vita e il potere d’acquisto delle pensioni. Passera ha sottolineato come molte pensioni, pur essendo sopra il minimo, rappresentino comunque assegni modesti per chi ha lavorato tutta la vita, e ha ribadito che, seppur non si tratti di pensioni d’oro, il governo continua a ricavare risorse proprio da queste fasce. I sindacati chiedono un adeguamento pieno all’inflazione, ritenendo che quello previsto sia insufficiente e inadeguato per affrontare i rincari quotidiani.
Giacomo Meloni, segretario generale dell’Fnp Cisl Bergamo, ha affermato che è necessario comprendere i dettagli della legge definitiva, ma ha evidenziato che l’utilizzo di un’inflazione bassa per il calcolo degli adeguamenti si traduce in aumenti poco rilevanti. Meloni suggerisce di rivedere i criteri usati per stimare l’inflazione in modo da restituire maggior valore agli incrementi pensionistici.
Aumentano i costi della sanità: una preoccupazione per i pensionati
Oltre alla questione dell’adeguamento delle pensioni, i sindacati sottolineano la difficoltà crescente nell’accesso alle cure sanitarie, con liste d’attesa lunghe e costi elevati per la sanità privata, spesso necessari a causa dei ritardi del servizio pubblico. Secondo Passera, questi problemi impattano in particolare sui pensionati, che vedono aumentare le spese per la non autosufficienza e le cure necessarie. Meloni ha ribadito la necessità di aumentare i fondi per la sanità, ricordando che molte decisioni chiave sono gestite a livello regionale, ma che comunque il sostegno statale è cruciale per rispondere ai bisogni della popolazione anziana.
Verso una revisione della legge?
La legge di bilancio 2025 è ancora in fase di discussione e il parlamento ha tempo fino al 31 dicembre per approvarne la versione definitiva. Le ipotesi in campo includono due possibili soluzioni per gli assegni più alti: un’aliquota unica al 75% dell’inflazione, che garantirebbe un aumento dell’1,2%, oppure un sistema differenziato che applicherebbe una rivalutazione del 75% per le pensioni tra cinque e sei volte il minimo e del 50% per quelle oltre sei volte il minimo. Entrambe le opzioni avranno però un impatto ridotto sul valore reale delle pensioni.
I prossimi mesi saranno cruciali per comprendere quale versione sarà adottata e se le richieste dei sindacati saranno ascoltate. Tuttavia, la misura attuale risulta ancora lontana dalle aspettative dei pensionati, che auspicano una rivalutazione più sostanziale per affrontare meglio le spese quotidiane e i costi crescenti della sanità.