Si prospetta un duro colpo per le famiglie bergamasche che hanno a carico anziani non autosufficienti ospiti nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Un emendamento al disegno di legge sulle prestazioni sanitarie, attualmente all’esame della Commissione Affari sociali del Senato, mira a tagliare il contributo riconosciuto dalle Regioni per la quota socio-assistenziale, ovvero quella legata all’accudimento quotidiano degli anziani ospitati nelle strutture.
L’impatto sarebbe significativo, soprattutto in una provincia come Bergamo, dove la popolazione anziana è in forte aumento. I dati parlano chiaro: dal 2004 al 2024, gli over 85 in Bergamasca sono cresciuti del 148,4%, raggiungendo circa 36.800 persone, pari al 3,3% della popolazione totale. Un cambiamento demografico che sta già mettendo sotto pressione il sistema socio-sanitario locale.
Il costo dell’assistenza agli anziani in Rsa è oggi suddiviso in due voci principali: la quota sanitaria, a carico delle Regioni – in Lombardia gestita da Regione e Ats – e la quota socio-assistenziale, generalmente a carico delle famiglie. In alcuni casi, quest’ultima può essere coperta, parzialmente, da servizi sociali, ma solo in presenza di determinati requisiti reddituali.
L’emendamento proposto dal governo escluderebbe qualsiasi tipo di rimborso per la quota socio-assistenziale, scaricando di fatto l’intero costo su figli, nipoti e caregiver familiari. La misura nasce con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica, in un contesto nazionale segnato da restrizioni di bilancio e mancanza di risorse strutturali. Tuttavia, solleva forti preoccupazioni tra le famiglie e gli operatori del settore, che parlano apertamente di rischio di “emergenza sociale”.
Il problema è tutt’altro che marginale: con l’invecchiamento progressivo della popolazione e l’aumento delle patologie cronico-degenerative, cresce la domanda di servizi di cura, residenziali e domiciliari. Ma entrambe le soluzioni comportano costi in crescita costante, aggravati da un’inflazione che ha eroso le capacità di spesa delle famiglie italiane.
Secondo le stime, una retta mensile in Rsa può superare i 2.000 euro, di cui una parte – in alcuni casi fino al 50% – è oggi coperta dalla Regione. Eliminare questo contributo significherebbe trasferire interamente l’onere economico sulle famiglie, molte delle quali già in difficoltà a sostenere le spese quotidiane.
Le associazioni dei familiari e delle Rsa lanciano l’allarme, chiedendo al governo di ritirare o rivedere l’emendamento e di aprire un confronto serio su una riforma strutturale dell’assistenza agli anziani, che tenga conto delle trasformazioni demografiche e del diritto alla cura. Il rischio, secondo gli esperti del settore, è quello di aumentare le disuguaglianze sociali e di spingere sempre più famiglie verso situazioni di indebitamento o rinuncia alle cure per i propri cari.
Nel frattempo, a Bergamo e in Lombardia, la tensione è crescente, con operatori sanitari e amministratori locali preoccupati per le ricadute che una misura del genere potrebbe avere su un territorio già fortemente impegnato nella gestione dei bisogni legati all’invecchiamento.