Alimentazione contadina delle Alpi: nel libro di Michele Corti la nuova candidatura Unesco

La cultura alimentare alpina lombarda diventa candidata a un riconoscimento unesco, grazie al volume di Michele Corti che celebra le tradizioni contadine

Un patrimonio da preservare

Dopo il riconoscimento della Cucina Italiana come patrimonio immateriale dell’umanità nel dicembre 2025, un’altra tradizione alimentare italiana potrebbe essere candidata a un riconoscimento simile: la cultura alimentare delle Alpi. La candidatura è già stata avviata, sostenuta dalla pubblicazione di un libro di Michele Corti che approfondisce la produzione e il consumo alimentare nella montagna alpina lombarda dal 1800 al 1960.

Il libro di Michele Corti: uno sforzo editoriale di grande valore

Il volume è ora disponibile sul sito dell’editore (https://festivalpastoralismo.org/libri-ven) al prezzo di 20 euro, un costo decisamente accessibile per un’opera di oltre 400 pagine. Michele Corti, autore di altri libri come “I ribelli del bitto. Quando una tradizione casearia diventa eversiva” (ed. Slow Food 2011) e “I territori del cibo” (Centro Studi Valle Imagna 2015), definisce questo libro come uno “sforzo editoriale di grande importanza”, aggiungendo che consente di “apprezzare le origini contadine di questi ‘giacimenti’ di cultura alimentare”.

“Il recente riconoscimento alla Cucina Italiana ha premiato la grande diversità bioculturale dell’Italia, alla base della sua cultura alimentare. Un ruolo fondamentale nella sedimentazione di questa cultura è stato rivestito dalle pratiche di produzione, trasformazione, consumo del cibo negli ambiti rurali, contadini, pastorali – spiega l’autore -. Le esigenze di conservare il cibo, assicurare la sussistenza, in contesti variegati, ha prodotto un caleidoscopio di soluzioni, una grande ricchezza di saperi e pratiche alimentari, che emerge anche nei contesti umili dei paesi della montagna alpina lombarda, spesso percepita di scarsa rilevanza ‘gastronomica’. Ad essere riconosciuta dell’Unesco, non è, però, la ‘gastronomia’, ma piuttosto un rapporto collettivo con il cibo, costruito a partire dalla civiltà contadina.

La candidatura Unesco: un’opportunità internazionale

Il libro di Corti è stato pubblicato proprio mentre si presenta una nuova candidatura Unesco riguardante il patrimonio alimentare delle Alpi. Un progetto che coinvolge Svizzera, Francia, Italia e Slovenia. Questo riconoscimento non riguarda la gastronomia in senso stretto, ma il legame collettivo con il cibo, che nasce dalla tradizione contadina.

La tradizione contadina: un equilibrio tra produzione e consumo

Nell’opera di Corti, si racconta come nella realtà contadina la produzione e il consumo fossero strettamente interconnessi, in un sistema che doveva adattarsi al clima, al terreno e alle limitazioni delle risorse. Corti sottolinea che “nella realtà contadina produzione e consumo erano una in funzione dell’altra e il tutto si doveva adattare al clima, al terreno, alla modesta disponibilità di attrezzi ed energia”.

Un patrimonio che merita di essere valorizzato

Il libro di Corti non è solo una testimonianza storica, ma anche un invito a riscoprire e valorizzare una tradizione alimentare che merita maggiore attenzione. La mappatura della montagna lombarda, da Luino a Bagolino, è un punto di partenza per coloro che vogliono approfondire la storia e le origini della cultura alimentare alpina.

Il volume di Corti nasce anche dall’esperienza maturata con “I territori del cibo”, supportata fra le altre dalla Comunità del Mais Spinato di Gandino, legata ai sistemi di produzione alimentare “tradizionali” che raccolgono l’eredità della civiltà contadina partendo dal campo, dal pascolo, dalla vigna per passare dalle casere, dagli essicatoi delle castagne, dalle “pile dell’orzo” e dai mulini, dai crotti, dalle cantine al desco quotidiano.

“Nella realtà contadina – aggiunge Corti – produzione e consumo erano una in funzione dell’altra e il tutto si doveva adattare al clima, al terreno, alla modesta disponibilità di attrezzi ed energia. La materia è trattata in due capitoli generali e sedici capitoli per tipo di coltivazione e di specie animale allevata. Il volume di complessive 416 pagine comprende un inserto di 48 pagine con fotografie di attrezzi, foto storiche (Magnolini e anonimi) e d’autore (Vistali per Brescia, Della Vite per Bergamo, Mazzoni per la Valtellina) e indici dei luoghi, dei prodotti e delle preparazioni alimentari”.

Per maggiori dettagli, acquisto e informazioni, è possibile visitare il sito ufficiale www.festivalpastoralismo.org.

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