Una clamorosa storia di disperazione, raccontata da Bergamo News, emerge da una vicenda tribunalizia, relativa alla Procura locale.
“Ti vuoi salvare?”. Sarebbe stata questa la frase con cui una voce anonima avrebbe agganciato un 29enne napoletano, disoccupato e alle prese con alcuni debiti, convincendolo a trasformarsi nell’esecutore materiale di una truffa ai danni di un’anziana.
La vicenda si è conclusa a Bergamo, dove il giovane è stato arrestato dalla Polizia di Stato dopo essere entrato nell’abitazione di una 81enne e aver ritirato gioielli e oggetti preziosi per un valore complessivo di circa 25 mila euro.
Dalla telefonata al viaggio verso Bergamo
Secondo quanto ricostruito, il 29enne sarebbe partito da Napoli, raggiungendo Milano in treno. Durante il viaggio avrebbe anche ricevuto una multa per essere salito a bordo senza biglietto.
Arrivato nel capoluogo lombardo, avrebbe poi preso a noleggio una Toyota Yaris dotata di Telepass, mettendosi alla guida verso Bergamo.
A impartirgli le indicazioni sarebbe stato un interlocutore anonimo, contattato attraverso un cellulare sul cui display, secondo il racconto fornito dal giovane, non compariva alcun numero.
L’uomo avrebbe ricevuto istruzioni momento per momento, fino a raggiungere l’abitazione della vittima.
Gli agenti lo seguono fino a Bergamo
La sua condotta durante il viaggio avrebbe però attirato l’attenzione di una pattuglia della Squadra Mobile, impegnata in un servizio di controllo del territorio.
La guida incerta, le frequenti soste lungo la strada e le telefonate effettuate mentre era al volante avrebbero insospettito gli agenti.
La Polizia avrebbe quindi iniziato a seguirlo senza farsi notare, accompagnandone gli spostamenti fino a via Caprera, a Bergamo.
Dopo aver ricevuto l’ennesima indicazione telefonica, il giovane sarebbe entrato nello stabile.
Il raggiro del falso maresciallo
All’interno dell’appartamento, intanto, l’81enne era stata contattata prima sul telefono fisso e poi sul cellulare da una persona che si sarebbe presentata come maresciallo dei carabinieri.
Con una tecnica basata sulla paura e sulla manipolazione psicologica, il falso militare avrebbe raccontato alla donna di un presunto rapinatore fermato a bordo di un’auto intestata a un suo familiare.
Nella storia inventata dal truffatore, l’uomo avrebbe avuto con sé un bottino da 20 mila euro, sottratto a una gioielleria.
L’anziana sarebbe stata quindi convinta che, per dimostrare l’estraneità della famiglia e consentire un confronto con i gioielli della presunta rapina, fosse necessario consegnare tutti gli oggetti preziosi presenti in casa.
Sopraffatta dalla paura, la donna avrebbe raccolto sul tavolo della cucina orologi, bracciali, orecchini con diamanti e catenine d’oro.
Il valore complessivo della refurtiva era di circa 25 mila euro.
La fuga e l’arresto
Dopo aver raccolto i preziosi, il 29enne sarebbe uscito dall’edificio cercando di evitare di essere notato e tentando di utilizzare un cancelletto laterale.
All’esterno, però, avrebbe trovato gli agenti della Polizia di Stato, che avevano seguito i suoi movimenti.
Il giovane è stato bloccato e durante il controllo gli investigatori gli hanno trovato addosso l’intera refurtiva, permettendo così di recuperare i beni sottratti all’anziana.
Il racconto davanti al giudice
Nel corso del processo per direttissima davanti alla giudice Donatella Nava, il 29enne ha raccontato la propria versione dei fatti.
Ha confermato di aver noleggiato l’automobile a Milano, senza però fornire indicazioni su chi gli avesse procurato il veicolo.
Il giovane ha inoltre parlato dei propri problemi economici e dei debiti accumulati, collegandoli al suo passato con la droga. Ha riferito di aver avuto una dipendenza dal crack e di aver seguito un percorso di riabilitazione a San Patrignano.
Quanto alla truffa, avrebbe sostenuto di essere stato contattato da una voce anonima attraverso il telefono e di aver ricevuto le istruzioni senza conoscere l’identità della persona dall’altra parte.
Il 29enne avrebbe anche assicurato di non aver mai compiuto in precedenza azioni simili, esprimendo infine il proprio rammarico nei confronti della vittima.
“Voglio solo che la signora sappia che mi dispiace davvero”, avrebbe dichiarato.
La decisione del giudice
La pubblica accusa ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere, richiamando i precedenti specifici dell’indagato e il rischio di reiterazione del reato.
L’accusa ha inoltre sottolineato come il recupero dei gioielli sia stato possibile grazie alla tempestività dell’intervento delle forze dell’ordine.
La difesa aveva invece chiesto una misura meno afflittiva, proponendo l’obbligo di dimora o di firma.
La giudice ha accolto la richiesta dell’accusa. Per il 29enne si sono quindi aperte le porte del carcere, mentre gli accertamenti sulla vicenda proseguiranno per chiarire anche il ruolo dell’interlocutore che avrebbe organizzato il raggiro a distanza.
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