Circa 400 ragazze e ragazzi hanno partecipato sabato al presidio organizzato dall’Unione degli Studenti a Bergamo, mentre nei dintorni della stazione ferroviaria proseguivano le identificazioni da parte delle forze dell’ordine.
La manifestazione avrebbe dovuto svolgersi in largo Porta Nuova, ribattezzata lo scorso anno “piazza Gaza” dai manifestanti, ma la Questura aveva disposto lo spostamento dell’iniziativa in piazza Libertà.
Qui gli studenti delle scuole superiori hanno portato cartelli e striscioni dedicati alla scuola e alle proprie rivendicazioni. Tra i messaggi esposti, “per una scuola migliore” e “generazione in rivolta”.
“Le nostre scuole cadono a pezzi”
Dal palco improvvisato in piazza sono intervenuti diversi studenti, illustrando le ragioni della protesta.
“Noi non ce la facciamo più”, ha gridato una studentessa, aggiungendo: “basta dare soldi ad armi e guerre, le nostre scuole cadono a pezzi”.
Un’altra ragazza ha invece posto l’accento sulle condizioni delle famiglie e sulla necessità di rendere l’istruzione realmente accessibile.
“Oggi dobbiamo parlare di quale scuola vogliamo”, ha detto, chiedendo “una scuola che non lasci indietro nessuno e non costringa le famiglie tra arrivare a fine mese e garantire un’istruzione dignitosa ai propri figli”.
Le rivendicazioni degli studenti hanno riguardato quindi sia il sistema scolastico sia le condizioni economiche che possono rendere più difficile l’accesso all’istruzione.
Dopo le 350 identificazioni
La manifestazione di sabato è arrivata dopo le 350 identificazioni effettuate dalla polizia venerdì alla stazione delle autolinee e all’esterno di scuole della città e della provincia.
La presenza delle forze dell’ordine, secondo quanto riportato, avrebbe contribuito a ridurre la partecipazione dei più giovani alla mobilitazione del giorno successivo.
Chi ha scelto comunque di partecipare ha ribadito con chiarezza le proprie richieste: diritti, scuole dignitose, trasporti accessibili e uguaglianza.
Numerosi anche i cartelli contro la guerra, mentre in piazza sono state viste alcune bandiere palestinesi.
“Non ci fermerete”
La presenza delle forze dell’ordine è rimasta evidente anche durante il presidio, con diverse auto di polizia e carabinieri posizionate intorno alla piazza.
La manifestazione si è comunque svolta senza particolari tensioni, mantenendo un tono deciso ma tranquillo.
“Non siamo delinquenti – ha urlato una giovane al megafono -, siamo arrabbiate, questa è una lotta di tutti per tutti”.
Tra gli slogan scanditi dai manifestanti anche “L’Italia è in rivolta”, accompagnato dal messaggio: “Non ci fermerete”.
Il corteo fino a piazza Matteotti
Dopo gli interventi in piazza Libertà, gli studenti hanno dato vita a un breve corteo fino a piazza Matteotti, davanti a Palazzo Uffici.
Qui i rappresentanti della mobilitazione hanno nuovamente illustrato le proprie richieste, ribadendo i temi che avevano caratterizzato il presidio.
Gli studenti hanno inoltre chiesto un incontro alla sindaca di Bergamo, ma la richiesta non è stata accolta dalle forze dell’ordine.
La giornata si è quindi conclusa dopo il passaggio in piazza Matteotti, con gli organizzatori che hanno mantenuto al centro della protesta le condizioni della scuola, il diritto all’istruzione, i trasporti e le questioni sociali legate alle nuove generazioni.
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