Diversificazione agricola in Bergamasca, un nuovo capitolo

L'Unione Europea guida il cambiamento, dal 2024, la rotazione delle colture diventa essenziale.

Il paesaggio agricolo della Bassa Bergamasca è noto per i suoi estesi campi di mais. Tuttavia, a partire dal 2024, questo scenario familiare subirà una trasformazione, in seguito alle nuove linee guida dell’Unione Europea che puntano a promuovere la rotazione delle colture.

Questo cambio è stato introdotto dalla recente Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea, focalizzandosi sulla salvaguardia dell’ambiente e su un approccio più sostenibile all’agricoltura. Mantenere le stesse coltivazioni può danneggiare la biodiversità e impoverire il suolo. Questo nuovo approccio, mentre protegge l’ecosistema, presenta comunque delle sfide per le aziende agricole, dato che la produzione costante di certi raccolti, come il grano duro e il mais, ha un ruolo essenziale nella catena produttiva alimentare.

Coldiretti Bergamo evidenzia che le direttive della PAC per il periodo 2023-2027 richiedono una gestione agricola più oculata. Questo include l’introduzione della normativa BCAA 7, che vieta la semina della stessa coltura in un particolare appezzamento per due anni consecutivi, promuovendo invece una rotazione annuale.

Queste modifiche avranno un forte impatto in Lombardia e, di conseguenza, nella provincia di Bergamo. Il mais è dominante nelle regioni settentrionali dell’Italia, come Piemonte, Lombardia e Veneto, mentre il grano duro è prevalente nel sud, in particolare in Puglia e Sicilia.

Secondo Coldiretti Bergamo, le aree principalmente interessate saranno quelle dove il mais è la coltura principale. La nuova normativa incoraggia l’introduzione di colture alternative, impedendo la monocoltura continua di cereali dello stesso genere botanico come il frumento duro e tenero, il triticale, la spelta e il farro. Tuttavia, queste restrizioni non si applicano alle colture protette e permanenti.

L’obiettivo per gli agricoltori sarà di identificare strategie agronomiche alternative, introducendo colture secondarie che possano interrompere le monocolture, garantendo al contempo rendimenti sostenibili e rispondendo alle esigenze degli allevamenti della regione.

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