Il recente studio effettuato dalla Cisl Lombardia rivela una preoccupante accelerazione nel numero di dimissioni volontarie nella regione, con particolare attenzione per la provincia di Bergamo, dove i casi si sono quasi raddoppiati in meno di un decennio.
Gli addii volontari al lavoro
Il ritmo con cui i lavoratori lasciano volontariamente il proprio impiego sembra non conoscere pause. La ricerca “Dentro l’epoca della Great Resignation“, svolta da Bibliolavoro e Sindacare – Ufficio Vertenze Lombardia, è stata presentata con l’intento di decifrare i cambiamenti nelle dinamiche lavorative. I risultati sono stati notevoli: quasi due milioni di dimissioni in Italia nel 2021 e un ulteriore aumento nel 2022 con oltre 2,2 milioni di casi. In Lombardia, la situazione è particolarmente allarmante, con 566.000 dimissioni nel 2022, pari al 12% dei lavoratori occupati nella regione.
Great Resignation: la Bergamasca
Analizzando i dati specifici per la Bergamasca, emerge che dal 2014 al 2022, le dimissioni sono cresciute da 29.172 a 54.629. Il dieci per cento del dato regionale. Nel 2021, dato fermo a 47.449. Interessante notare come nel 2023 i numeri sembrino indicare un trend di diminuzione delle dimissioni, secondo l’ultimo rapporto sulla situazione del lavoro dipendente provinciale.
Ascoltare il malcontento per migliorare il futuro del lavoro
Francesco Corna, segretario generale della Cisl Bergamo, esprime preoccupazione per il marcato disappunto tra i lavoratori, che sembra derivare dalla mancanza di motivazione e coinvolgimento nelle attività lavorative. Il bisogno crescente di conciliare gli impegni professionali con la vita privata è un aspetto su cui le aziende devono concentrarsi maggiormente, per offrire un ambiente lavorativo che valorizzi le persone non solo come forza lavoro ma anche nella loro integrità individuale.
Cambiamento nelle priorità dei lavoratori
Francesco Girolimetto, il direttore di Bibliolavoro, sottolinea che la ricerca ha mostrato un cambiamento negli elementi che contribuiscono a rendere un lavoro desiderabile. Fattori come lo stress e la conciliazione tra vita lavorativa e personale hanno assunto un ruolo più significativo, soprattutto nei settori terziario, commerciale e della ristorazione.
Salto nel vuoto o nuova opportunità?
Da un’ultima analisi emerge che, nonostante la crisi, molti lavoratori si dimettono avendo già in vista un’altra opportunità, tuttavia, un rilevante 40% lascia il proprio posto senza avere un piano successivo. Questo comportamento riflette una tendenza alla riqualificazione e alla ricerca di condizioni lavorative più soddisfacenti, un tempo meno diffusa e ora sempre più comune.
In conclusione, questi dati mettono in luce come il lavoro non sia più solo un mezzo per guadagnare ma stia diventando sempre di più un’esperienza di vita a tutto tondo, che deve garantire benessere, crescita personale e professionale. Di fronte a questa evoluzione, diventa cruciale per le imprese e per le istituzioni lavorare insieme per creare condizioni che rispondano ai nuovi bisogni dei lavoratori.