850 euro per gli anziani non autosufficienti: una misura controversa

Solo mezzo migliaio i beneficiari bergamaschi potenziali dell'indennità prevista dal decreto governativo per l'acquisto di servizi di assistenza:

A partire dal 2025, un nuovo contributo destinato agli anziani non autosufficienti over 80 con Isee fino a 6mila euro sta suscitando dibattiti per i criteri di eleggibilità ritenuti troppo restrittivi. La novità, introdotta da un decreto legislativo recentemente approvato dal Consiglio dei ministri, mira a integrare l’indennità di accompagnamento esistente, ma le stime indicano che in Bergamasca i potenziali beneficiari saranno meno di 500. La cifra di 850 euro mensili prevista come quota integrativa, inferiore alle aspettative iniziali, ha sollevato ulteriori perplessità tra i sindacati, che chiedono un maggiore investimento finanziario.

Il decreto, che si estende su 45 pagine, affronta diverse tematiche legate al benessere degli anziani, promuovendo la prevenzione sanitaria, la telemedicina e il contrasto all’isolamento sociale. Tra le misure previste ci sono anche il potenziamento dei servizi territoriali per l’accesso alle cure e l’orientamento sanitario e sociosanitario.

La prestazione universale introdotta dal decreto, in fase sperimentale per il biennio 2025-2026, prevede una quota fissa monetaria equivalente a quella attuale dell’indennità di accompagnamento (527,16 euro mensili) e una quota integrativa di 850 euro destinata all’acquisto di servizi di assistenza. Tuttavia, per accedere a questa prestazione, gli anziani devono soddisfare requisiti specifici, come l’età minima di 80 anni e un livello di non autosufficienza grave, definito dall’Inps su base di determinati indicatori.

Le reazioni al decreto sono state miste. Da un lato, c’è il riconoscimento che l’approvazione di un decreto era necessaria per evitare la decadenza della legge sulla non autosufficienza, ma dall’altro lato, i requisiti ristretti e il finanziamento limitato hanno suscitato critiche. I sindacati sottolineano la necessità di un intervento più ampio e strutturato che consenta agli anziani fragili di rimanere nelle proprie abitazioni anziché ricorrere al ricovero in strutture residenziali.

La riforma, attesa da decenni, non sembra soddisfare le aspettative di un cambiamento significativo nel trattamento della non autosufficienza in Italia, soprattutto se confrontata con le politiche adottate in altri paesi europei. Le autorità locali e gli esperti del settore sottolineano che la stretta platea di beneficiari e la mancanza di misure strutturali limitano l’efficacia del decreto, lasciando molti anziani fragili senza il supporto necessario.

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