Il presidente ligure Toti ai domiciliari: coinvolti anche due bergamaschi

I fratelli Arturo e Italo Testa, residenti a Boltiere, accusati di corruzione politica: promessi lavoro e alloggi in cambio di sostegno alla Lista Toti

Il presidente Toti e i reati contestati: un’inchiesta di ampia portata

Ci sono anche due fratelli bergamaschi, Arturo e Italo Testa, di Boltiere, in un affaire di corruzione politica. Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, è coinvolto in un’inchiesta riguardante concessioni portuali e finanziamenti elettorali, con accuse di corruzione. Tra gli altri indagati figurano l’ex presidente dell’Autorità portuale Paolo Emilio Signorini, l’imprenditore (ex presidente del Genoa e del Livorno) Aldo Spinelli e il consigliere di Esselunga S.p.A., Francesco Moncada.

Le accuse al presidente Toti: un elenco dettagliato dei reati contestati

A Toti sono contestati vari reati, tra cui l’accettazione di finanziamenti (per 74.100 euro) da Aldo e Roberto Spinelli in cambio di favori, come la trasformazione di una spiaggia in area privata e l’accelerazione di pratiche edilizie. Inoltre, è accusato di assegnare spazi portuali e aree demaniali agli Spinelli, oltre ad agevolare l’imprenditore in varie pratiche.

Le accuse ai fratelli Testa: coinvolgimento nella corruzione elettorale

I fratelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa sono accusati di corruzione elettorale per aver promesso posti di lavoro e alloggi di edilizia popolare in cambio di voti (stimati in 400) per la lista “Cambiamo con Toti Presidente” nelle elezioni regionali del 20-21 settembre 2020. Sono stati raggiunti da provvedimenti di arresto domiciliare nella loro residenza a Boltiere. Il reato è aggravato dall’articolo 416-bis.1 codice penale, perché commesso per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa di Cosa Nostra, in particolare il clan Cammarata del Mandamento di Riesi con proiezione nella città di Genova. Gli inquirenti, dunque, vi vedono il collegamento con la criminalità organizzata.

Una rete di indagati e accusati: un’inchiesta complessa

L’inchiesta coinvolge diverse persone, tra cui anche Matteo Cozzani, capo di gabinetto di Toti, accusato di corruzione elettorale e di agevolare l’attività di Cosa Nostra. Le indagini, guidate da sei pubblici ministeri, mirano a fare luce su presunte attività illecite legate a concessioni e finanziamenti nel settore portuale e elettorale.

 

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