Meccanica orobica: stop estivi più lunghi per il calo di ordini

Le aziende metalmeccaniche della provincia disposte a chiudere anche tre settimane in estate per far fronte al calor di ordinativi

Le aziende metalmeccaniche della provincia di Bergamo stanno affrontando un’estate con pause più lunghe del consueto. Diverse realtà stanno passando da due a tre settimane di sosta estiva a causa dell’assottigliarsi delle commesse.

Più ferie d’estate: la meccanica insegna

Secondo Luca Nieri, segretario generale della Fim-Cisl orobica, la situazione del 2024 mostra un leggero cambiamento rispetto agli ultimi anni. Ha spiegato che molte aziende stanno optando per una fermata “vacanziera” più lunga, passando dalle solite due settimane ad almeno tre, spesso per compensare la mancanza di carichi di lavoro. Negli ultimi anni, invece, gran parte degli stabilimenti optavano per un paio di settimane al massimo di sospensione dell’attività, quando addirittura non chiudevano.

Fermata più lunga: pesa il calo degli ordini

Nieri ha ricostruito lo scenario affermando che le aziende stanno affrontando un rallentamento nei portafogli ordini e una maggiore richiesta di ammortizzatori sociali, utilizzati però in modo parsimonioso. Nonostante questo, la situazione non desta particolari preoccupazioni. Al netto delle turbolenze finanziarie in Fbm Hudson, in provincia non si vivono particolari situazioni di crisi nel settore.

Lo schema delle ferie nella meccanica BG

Il segretario della Fim-Cisl ha inoltre sottolineato che lo schema delle ferie di agosto è stato abbondantemente superato, grazie alle caratteristiche di dimensione internazionale che molte aziende hanno assunto. La flessibilità nelle ferie, al giorno d’oggi, incontra l’approvazione degli stessi lavoratori.

La concorrenza nel settore

L’incertezza nei principali mercati mondiali sta influenzando la precarietà degli ordini, con la concorrenza delle aziende cinesi nel settore automotive e le incertezze legate alle prossime elezioni negli USA che pesano sui mercati. Nieri ha spiegato che le aziende cinesi beneficiano di forti aiuti di Stato e riescono a proporre prodotti a basso costo, ma anche da noi s’investe ancora relativamente poco nella formazione professionale per affrontare la carenza di manodopera qualificata.

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