Alessia Pifferi, le motivazioni della sentenza: omicidio volontario per motivi futili ed egoistici

La 38enne è stata condannata all'ergastolo per aver abbandonato la figlia di un anno e mezzo, lasciandola morire di fame e sete. La motivazione: un futile desiderio di libertà per trascorrere un weekend con il compagno

La Corte d’Assise di Milano ha condannato Alessia Pifferi all’ergastolo, ritenendo che il movente del suo crimine sia stato di natura “futile ed egoistica”. La donna ha abbandonato la figlia Diana, di un anno e mezzo, per cinque giorni, lasciandola morire di fame e sete nella loro casa di Milano nel luglio 2022. La piccola è stata trovata senza vita dalla madre al suo rientro, con accanto solo un biberon e una bottiglietta d’acqua vuoti.

Il desiderio di Alessia di trascorrere un lungo weekend con il compagno è stato considerato dalla Corte come un motivo frivolo e privo di giustificazione morale. Durante il processo, è emerso che la donna aveva mentito al compagno, un idraulico di Leffe, sostenendo che Diana fosse stata affidata alla sorella. La sentenza ha sottolineato come Alessia avesse agito consapevolmente, ignorando il prioritario dovere di accudire la figlia, e che il suo comportamento fosse caratterizzato da una “deresponsabilizzazione” continua. La Pifferi ha cercato di attribuire la colpa al compagno, descrivendolo come il responsabile morale della tragedia, ma i giudici hanno rigettato questa tesi.

Nel corso del processo, è emerso che non era la prima volta che Alessia abbandonava la figlia. Già nei due weekend precedenti, Diana era stata lasciata sola per periodi prolungati, rispettivamente di 48 e 72 ore. Tuttavia, in quelle occasioni, la bambina era sopravvissuta. Quando Alessia l’ha lasciata sola per sei giorni consecutivi, Diana non è riuscita a sopravvivere. I giudici hanno sottolineato che la Pifferi aveva piena coscienza della pericolosità del suo comportamento, tanto da mentire ripetutamente su dove si trovasse la bambina.

La sentenza ha ribadito la capacità di intendere e volere dell’imputata, escludendo quindi l’ipotesi di premeditazione, ma confermando l’aggravante dei futili motivi. Alessia era consapevole delle conseguenze del suo gesto, anche se non aveva l’intenzione diretta di causare la morte della figlia. Tuttavia, il suo desiderio di libertà e il disprezzo per le responsabilità genitoriali hanno portato alla tragica fine di Diana.

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