Allerta Blue Tongue: allevatori bloccati 2 mesi negli alpeggi

Con l’allerta Blue Tongue in corso, gli allevatori delle valli bergamasche devono fare i conti con il blocco della movimentazione degli animali, creando incertezza e preoccupazione in un settore già messo a dura prova

La diffusione della Blue Tongue, o “lingua blu”, ha messo in allerta il settore zootecnico della provincia di Bergamo. A seguito della scoperta di un focolaio nel lecchese il 26 agosto, l’Ats di Bergamo ha imposto misure severe per contenere il virus, che colpisce i ruminanti ma non è pericoloso per l’uomo. Tra le azioni intraprese vi è lo stop a tutte le fiere zootecniche locali e il blocco della movimentazione di bovini, ovini e caprini nel raggio di 20 chilometri dal focolaio.

Allevatori bloccati negli alpeggi

Uno dei problemi principali per gli allevatori in alpeggio riguarda il rispetto dei 60 giorni di presenza degli animali sui pascoli in quota, requisito necessario per ricevere i contributi regionali. Tuttavia, non tutti hanno già completato questo periodo, a causa del maltempo di inizio estate. Alcuni potrebbero essere tentati di scendere prima del termine, ma la movimentazione può avvenire solo previa autorizzazione dell’Ats, che valuta caso per caso. Matteo Rognoni, responsabile di Coldiretti Bergamo per la zona di Zogno, Valle Brembana e Valle Imagna, ha sottolineato che molti allevatori sono preoccupati per il rischio di non poter rispettare i requisiti necessari per ottenere i contributi regionali.

In Valle Brembana e Valle Imagna ci sono circa 50 alpeggi attivi, e la situazione si fa sempre più critica. Rognoni ha aggiunto: “Dopo la pandemia, la guerra in Ucraina, gli aumenti dei costi dell’energia e delle materie prime, la siccità e poi la troppa pioggia, ora ci si mette pure la Blue Tongue. Negli ultimi anni si fa sempre più fatica”.

La situazione e le preoccupazioni degli allevatori

Il divieto di spostamento degli animali entro un raggio di 20 chilometri dal focolaio ha creato un clima di incertezza tra gli allevatori. Le misure di contenimento, come stabilito dal servizio veterinario di Ats Bergamo, dovrebbero cessare 60 giorni dopo la scoperta di un focolaio. Ciò significa che, nella migliore delle ipotesi, gli allevatori dovranno rimanere in alpeggio fino alla fine di ottobre. “La situazione è grave”, conferma Franco Locatelli, presidente dell’associazione manifestazioni agricole di Serina. “Non sappiamo cosa consigliare agli allevatori, perché mancano informazioni chiare”.

Giacomo Paganoni, allevatore di Branzi, ha espresso la sua preoccupazione: “Sono qui in alpeggio solo con i miei animali e per ora non ho intenzione di scendere. Resto in attesa di sapere qualcosa di più”.

La reazione della Coldiretti

In risposta alla crisi, Coldiretti Bergamo ha iniziato a contattare le aziende zootecniche per fornire assistenza e consigli. “Consigliamo agli allevatori di completare i giorni di alpeggio previsti dai bandi e poi valutare”, ha spiegato Rognoni. “Se il pascolo è ormai esaurito, è meglio chiedere l’autorizzazione all’Ats a tornare”.

La situazione in evoluzione lascia gli allevatori bergamaschi in una posizione precaria, con poche certezze sul futuro immediato e la necessità di trovare soluzioni per salvaguardare i loro animali e le loro attività in questo periodo difficile.

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