La Missione Amazzonia di 3Bmeteo: “Ancora il 2% di deforestazione e sarà il punto di non ritorno”

Dalla valle della biodiversità di Astino, la presentazione della Missione Amazzonia, caposaldo dell'attivismo climatico di 3Bmeteo e della biologa Evangelista

“Manca ancora un due per cento di deforestazione e sarà il punto di non ritorno. Perché l’ecosistema non sarà più in grado di generare le piogge di cui l’Amazzonia, sempre più soggetta a siccità. Ma la foresta pluviale amazzonica è essenziale per il resto della terra”. Il grido d’allarme lanciato dall’ex monastero di Astino dalla biologa della conservazione e attivista ambientale Emanuela Evangelista, che ormai laggiù (“A Xixuaù, in una casa sulle palafitte”) ci abita, da presidente di Amazonia Onlus e membro della Special Survival Commissione della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), spiega il perché della Missione Amazzonia di 3Bmeteo nel prossimo novembre: “Ora il dato dice che siamo al 18 per cento. Avete presente quanta CO2 si libererà nell’atmosfera col polmone verde del mondo ridotto a savana?”.

La Missione Amazzonia: il perché

Al cuore del problema, ovviamente, il cambiamento climatico, che sta danneggiando l’ultimo ecosistema tutto sommato semi intatto del pianeta. Materia di confronto con attivisti, amministratori ma anche operatori economici locali, perché ad esempio la coltivazione di soia (“Spesso OGM, il ‘pasto’ degli allevamenti intensivi nelle aree ricche”) è speculare alla deforestazione “ed è il mercato globale, l’economia di mercato a volerla, così come l’estrazione mineraria specialmente di oro e l’allevamento intensivo da esportazione”. “Tutto il mondo ha bisogno dell’acqua dell’Amazzonia, che però subisce la siccità indotta dal cambiamento climatico. Si parla di un’area pari a una volta a mezza la superficie dell’Unione Europea – spiega Evangelista -. La riduzione di superficie forestale rischia di trasformarla in un ecosistema arido, praticamente una savana. Una perdita che riverserà 300 miliardi di tonnellate di anidride carbonia nell’atmosfera. I fiumi stanno evaporando, gli alberi e la fauna soffrono. L’anno scorso c’è stata una moria di pesci e mammiferi acquatici, fra cui centinaia di delfini”.

Le forze in campo di 3Bmeteo

La squadra di 3Bmeteo, che sarà guidata in loco dalla biologa e attivista, capitanata dal fondatore Sergio Brivio, si completa col responsabile eventi e social media manager Samuele Catanese, col meteorologo, divulgatore scientifico e responsabile media Paolo Corazzon, col fotografo Isacco Emiliani, col responsabile redazione Edoardo Ferrara e con Erika Marani, art director e videomaker. “Emanuela coordina la Missione Amazzonia, parte del nostro percorso ‘A project for the climate change’, che equivale al toccare con mano una questione di portata storica ormai non più differibile – sottolinea Corazzon -. Esiste, anzi preesisteva, la Missione Groenlandia, dove spuntano le vette delle montagne laddove c’era sempre stato il ghiaccio, segno inconfutabile della rapidità dei cambiamenti in atto. La terra è stata anche più calda di così com’è oggi: il problema è l’impennata mai conosciuta né vissuta prima. L’impatto dei gas serra è un’equazione matematica sul cambiamento del clima e tutti i suoi fenomeni estremi“.

A project fot the climate change

“Le iniziative di 3Bmeteo ovviamente non possono prescindere dall’attività di divulgazione nelle scuole attraverso dati e informazioni corretti”, precisa Corazzon. Cosa dicono questi dati? “Che il 23 luglio scorso, per esempio, è stato il giorno più caldo mai registrato a livello globale: 17,15 gradi, 2 in più della della temperatura giusta della terra. Da giugno 2023 al luglio 2024, 13 mesi di record consecutivi di temperatura a livello globale: da marzo 2023, ha superato ogni mese 1 grado e mezzo in più. Ci dicono che gli eventi climatici estremi, tra uragani e fenomeni di siccità, sono in aumento esponenziale, vedi le tre alluvioni in un anno in Emilia Romagna”. Altro allarme, stavolta, in quota: “Il volume dei ghiacciai è del 30 per cento in meno e conseguentemente il livello del mare aumenta di 3,3 millimetri a cadenza annua, ma negli ultimi 10 anni la crescita è stata mediamente di 4 e mezzo l’anno. Le aree costiere a rischio. Oltretutto, aumenta l’acidità di mari e oceani, che assorbono un quinto dell’anidride carbonica prodotta. 35 mila specie animali e vegetali sono in via d’estinzione”. Ecco i perché delle missioni nei due paradisi dell’ecosistema terrestre.

Evangelista: la mia Amazzonia

La coordinatrice della missione, appunto, è l’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, ma amazzonica d’adozione ormai, Emanuela Evangelista. “La riduzione della foresta pluviale mette a rischio la biodiversità e l’ecosistema terrestre. Lei, con la sua Amazzonia Onlus, aiuta la popolazione locale nel senso dello sviluppo sostenibile, anche attraverso l’ecoturismo, riuscendo a ottenere la qualifica di parco nazionale in un’area pari a quasi due terzi della Corsica. Il Parco Nazionale dello Jauaperi, 600 mila ettari, uno snodo cruciale per la lotta al caos climatico”, rimarca Tessa Gelisio, nota conduttrice televisiva di programmi sull’ambiente come “Pianeta Mare” e da sempre ecoattivista. “L’idea della missione è conoscere le tante Amazzonie, non ne esiste soltanto una. I problemi annosi si chiamano deforestazione, incendi, estrazione mineraria che inquina i fiumi col mercurio – racconta Evangelista -. Esiste anche un’Amazzonia urbana che vive sotto la soglia della povertà e a rischio di criminalità. Le popolazioni sono attratte dal mito del benessere della vita urbana finendo nelle favelas. Ci ho scritto un libro, ‘Amazzonia. Una vita nel cuore della foresta’”.

L’itinerario amazzonico di 3Bmeteo: tante Amazzonie in due settimane

Il viaggio della Missione Amazzonia ha come estremi temporali il 3 e il 19 novembre. Dal 4 al 5, a Sinop (Mato Grosso), l’incontro con cartografi ed epidemiologi. Il 6, a Matupà, allevamenti di bestiame e coltivazioni di soia come focus, con interviste agli operatori economici. Il 7 sarà la volta dei Kayapò, popolazione autoctona, presso l’Istituto Kabu a Novo Progresso (Parà), l’8 del “mercato dell’oro” a Itaituba e il 9 del villaggio indigeno (del popolo Munduruku) di Sawre Muybu. Il tema ambientale sarà cruciale il 10 novembre ad Alter do Chao, caposaldo della cultura e dell’economia fluviale amazzonica sulla riva destra del Tapajòs, mentre l’11 la tappa è Manaus, metropoli, l’unica dell’Amazzonia, di oltre 2 milioni di abitanti sul Rio Negro e capitale dello Stato di Amazonas: una permanenza di tre giorni tra dialogo con i ricercatori climatici locali, il porto e il Museo da Amazonia. Il 14 è votato alla navigazione fluviale sul Rio Negro e il Rio Juauaperi con arrivo al villaggio Xixuaù, altra meta da tre giorni tra flora, fauna, spiagge emerse e foresta primaria. Il 17 e il 18, infine tra riserva indigena Waimiri e la comunidade Baniwa.

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