Detenuto trovato morto nel carcere di Bergamo: crescono le tensioni, attesa la visita della commissione regionale

Un detenuto di 34 anni è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Bergamo, tra episodi di violenza e sovraffollamento

Nel carcere di Bergamo, in via Gleno, la situazione si fa sempre più critica. Lo scorso venerdì, un detenuto di 34 anni è stato ritrovato morto nella sua cella, in un episodio che segue una serie di violenze che hanno coinvolto sia i detenuti che il personale penitenziario. Secondo il Garante nazionale dei detenuti, le cause della morte sono ancora da accertare, anche se i primi rilievi indicano che l’uomo non si sarebbe tolto la vita, ma sarebbe deceduto a causa di un malore.

Sovraffollamento e violenza crescente La morte del detenuto arriva in un contesto già segnato da violenza e tensioni. Recentemente, due episodi distinti hanno visto agenti di polizia penitenziaria gravemente feriti: uno con la rottura della tibia, l’altro con il ferimento di sette colleghi. La situazione all’interno del penitenziario è definita dai rappresentanti dell’Associazione Carcere e Territorio come “di difficile gestione”, con celle ancora chiuse in alcune sezioni e conflittualità crescente tra detenuti e personale.

Il carcere di via Gleno soffre di due problemi comuni a molti istituti penitenziari italiani: sovraffollamento e carenza di personale. L’aggravarsi del disagio mentale e delle dipendenze tra i detenuti ha portato l’Associazione a chiedere l’istituzione di un Centro Psico Sociale (CPS) all’interno del carcere, per intervenire in modo più tempestivo sulle situazioni psichiatriche critiche.

Progetti sociali e finanziamenti a rischio La Commissione Carceri del Consiglio regionale della Lombardia visiterà il penitenziario di Bergamo entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione. Nel frattempo, l’associazione Carcere e Territorio ha lanciato un appello affinché la Regione Lombardia continui a garantire i finanziamenti destinati ai progetti sociali che supportano le misure alternative alla detenzione. Tra questi, il progetto “Reti”, che destina 120mila euro all’anno a Bergamo, ha consentito a 90 detenuti di accedere a percorsi di accompagnamento lavorativo, offrendo loro un’alternativa alla detenzione.

Con la scadenza del progetto prevista per l’inizio del 2025, l’associazione sottolinea l’importanza di mantenere questi fondi per prevenire ulteriori criticità all’interno del carcere e supportare il reinserimento dei detenuti nella società.

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