La lettera di Paganoni e le critiche del movimento transfemminista
La controversia sull’ingresso delle Pro Vita nel Consiglio delle donne di Bergamo si intensifica. Tra i vari interventi pubblici, spicca la lettera di Simone Paganoni, ex consigliere comunale, diffusa attraverso i media cittadini per tre giorni consecutivi. Nella sua riflessione, Paganoni richiama il diritto democratico di esprimere opinioni, anche da parte di gruppi con visioni divergenti.
Il movimento “Non una di meno Bergamo”, tuttavia, critica aspramente questa posizione. In risposta, dichiara: «Questa concezione di democrazia avvantaggia chi ha già voce e potere, relegando al silenzio le istanze delle donne. Si tratta di una democrazia dei potenti, che reclama spazio per chi storicamente lo occupa, schiacciando ogni forma di resistenza o emancipazione».
Un attacco ai valori del Consiglio delle donne
Le attiviste transfemministe evidenziano la contraddizione nell’ammettere esponenti antiabortisti e omofobi nel Consiglio delle donne, sottolineando che le loro posizioni sono in antitesi con i valori fondanti di questo spazio: «L’attività del Consiglio si basa sull’emancipazione femminile, l’autodeterminazione, il rispetto delle differenze e l’educazione alla parità. Permettere l’ingresso di chi si oppone a questi principi significa compromettere il significato stesso di questo organismo».
La difesa dell’autodeterminazione
Il movimento critica anche la visibilità mediatica data alla lettera di Paganoni, definendola priva di argomenti e di conoscenza approfondita dei temi. In un passaggio significativo, dichiara: «Ci troviamo a difendere uno spazio di cui non facciamo parte, ma che consideriamo cruciale per il suo valore simbolico. Il Consiglio delle donne deve restare un luogo dove l’autodeterminazione femminile è al centro, lontano dall’influenza di chi vuole relegare le donne ai ruoli stabiliti dal patriarcato».
Un appello per far sentire la propria voce
Le attiviste concludono il loro intervento con un invito a chi condivide i valori del Consiglio a intervenire: «Chi vuole difendere questo spazio deve agire ora, facendo sentire la propria voce per contrastare chi tenta di ridurre l’autodeterminazione femminile a un ideale marginale».