L’ultima settimana ha visto una forte volatilità nei mercati finanziari, con il VIX, indicatore della paura del mercato, che ha raggiunto 27,9 il 10 marzo, rispetto al 15 di un mese prima. Il Ftse Mib ha registrato una variazione modesta (+0,16%), mentre il Ftse Italia Star ha perso l’1,51% e il Ftse Italia Growth è sceso dello 0,90%.
A livello di singoli titoli, Telecom Italia ha registrato un rialzo del 9,45%, grazie ai report positivi di Barclays, che ha alzato il target price a 0,4 euro, e di Kepler Chevreux, che lo ha portato a 0,39 euro. Ottima anche la performance di Leonardo (+6,13%), che ha chiuso il 2024 con un utile netto in crescita del 63%, mentre Hera (+4,90%) ha beneficiato della presentazione di un innovativo impianto di riciclo della fibra di carbonio.
Tra i titoli in calo, spicca Campari (-7,09%) a causa dell’ipotesi di nuovi dazi USA sulle bevande alcoliche, seguita da Stmicroelectronics (-4,62%) e Stellantis (-3,33%), penalizzata dal downgrade del settore automotive in otto Paesi europei.
A influenzare ulteriormente i mercati è stata la pubblicazione dei dati sull’inflazione USA: a febbraio si è attestata al 2,8%, in calo rispetto al 3% di gennaio, ma i prezzi alla produzione sono aumentati del 3,2%, segnale di possibili future pressioni sui prezzi al consumo.
Dazi USA-Cina: una guerra commerciale senza vincitori
Le tensioni tra Stati Uniti e Cina stanno dominando l’andamento dei mercati finanziari, con una nuova escalation della guerra commerciale. La scorsa settimana, gli USA hanno imposto un ulteriore dazio del 10% sulle importazioni dalla Cina, a cui Pechino potrebbe rispondere con contromisure mirate.
Nonostante la quota cinese sulle importazioni statunitensi sia scesa dal 21,6% del 2017 al 13,4% del 2024, la dipendenza degli USA da Pechino è aumentata per prodotti strategici come batterie, farmaci e minerali. Oggi, gli Stati Uniti importano il 70% delle batterie agli ioni di litio dalla Cina (rispetto al 41% del 2017), mentre la quota cinese nelle importazioni di farmaci negli USA è aumentata di dieci volte.
Parallelamente, la Cina rappresenta un mercato chiave per le esportazioni statunitensi: nel 2024, le vendite delle filiali americane in Cina hanno raggiunto 491 miliardi di dollari, superando il valore delle esportazioni dirette e il reddito generato in paesi come Germania e Francia.
Materie prime e tecnologia: il ruolo chiave della Cina
La Cina detiene un dominio quasi assoluto nella produzione e raffinazione di minerali strategici: è il principale produttore per 30 dei 50 minerali critici per gli USA, raffinando oltre 90% della grafite, 77% del cobalto, 92% delle terre rare, 65% del litio e 44% del rame.
Sul fronte tecnologico, l’esposizione dell’S&P 500 alla Cina è significativa: oltre il 40% dei ricavi delle società quotate nell’indice proviene dai mercati internazionali, con la sola Cina che pesa per il 7%. I settori più esposti sono tecnologia (13%), beni di consumo discrezionali, energia e materiali (6%).
Anche nel settore della difesa, il divario tra USA e Cina si sta riducendo: nel 2000, gli Stati Uniti spendevano per la difesa 14 volte più della Cina, mentre oggi la spesa militare americana è solo tre volte superiore rispetto a quella di Pechino.
Il peso dell’Europa in questa guerra economica
Se da un lato la rivalità tra Stati Uniti e Cina si intensifica, dall’altro emerge il ruolo centrale dell’Europa. Gli USA non possono ignorare il legame economico con il Vecchio Continente:
- L’Europa è la prima destinazione degli investimenti diretti esteri USA, con uno stock di 4 trilioni di dollari nel 2023, pari al 59% degli investimenti totali all’estero degli Stati Uniti.
- Le vendite delle affiliate statunitensi in Europa hanno raggiunto 3,8 trilioni di dollari, ben oltre le esportazioni dirette USA verso il continente (946 miliardi).
- L’Europa ospita 15 delle 25 nazioni più ricche al mondo, rendendola un mercato chiave per le multinazionali statunitensi.
Conclusione: la guerra commerciale avrà ripercussioni globali
La crescente tensione commerciale tra USA e Cina avrà conseguenze significative non solo per le due superpotenze, ma anche per il resto del mondo. Gli Stati Uniti puntano a ridurre la loro dipendenza da Pechino, ma l’interconnessione economica tra le due nazioni è ancora troppo forte per un distacco immediato.
Anche l’Europa subirà gli effetti di questa rivalità, data la sua posizione di mercato chiave per gli USA e la sua dipendenza da materie prime e tecnologia cinesi. L’impatto sui mercati finanziari, sulla catena di approvvigionamento globale e sulla stabilità economica sarà inevitabile.
In economia, non esiste il concetto di “mal comune, mezzo gaudio”: se le due superpotenze entreranno in una guerra commerciale prolungata, a pagarne le conseguenze sarà l’intero sistema economico globale.