Nel corso dell’udienza di oggi, martedì 18 marzo, davanti al tribunale di Bergamo, Moussa Sangare ha ritrattato la confessione fatta ai Carabinieri, negando di essere responsabile dell’omicidio di Sharon Verzeni. La giovane donna, 33 anni, è stata uccisa a Terno d’Isola nella notte tra il 29 e il 30 luglio.
Nel suo intervento spontaneo in aula, Sangare ha ribadito: “I vestiti li ho buttati nell’Adda per paura. Il coltello che avevo sotterrato è quello che usavo per i barbecue quando andavo in riva al fiume”, cercando di fornire una spiegazione alle prove a suo carico.
La perizia psichiatrica e il calendario del processo
Durante l’udienza, il tribunale ha affidato la perizia psichiatrica a Giuseppina Paulillo, psichiatra dell’USL di Parma, con il compito di stabilire se Sangare fosse capace di intendere e volere al momento del delitto e se sia in grado di sostenere il processo. L’esperta avrà 90 giorni per completare la valutazione, che sarà discussa nella prossima udienza fissata per il 22 settembre.
La nuova versione di Sangare: “Pressioni in caserma”
L’imputato ha dichiarato di aver confessato sotto pressione, sostenendo di essere stato spinto a farlo dai militari: “La versione è che sono scappato, ma continuavano a spingermi, spingermi, spingermi”, ha detto in aula.
Sangare ha inoltre affermato di aver vissuto tre giorni in caserma senza dormire, senza comprendere appieno la situazione: “Stavo fumando una sigaretta quando ho dichiarato questa menzogna”, riferendosi alla confessione rilasciata davanti ai Carabinieri.
“Ho buttato i vestiti per paura”
L’imputato ha cercato di giustificare anche altri elementi a suo carico, spiegando che il gesto di tagliarsi i capelli e gettare i vestiti non era legato al delitto, ma a un timore per la propria sicurezza. “Ho gettato i vestiti e mi sono tagliato i capelli dopo i fatti perché avevo paura che, essendo passato di lì, il vero assassino mi riconoscesse. Pensavo si trattasse di una cosa pericolosa, che avesse ucciso per droga”, ha dichiarato.
Ha poi messo in dubbio la ricostruzione della dinamica del crimine, sottolineando che il tempo tra la sua fuga e l’omicidio sarebbe stato troppo breve per compiere il delitto: “Quando mi si vede scappare è passato solo un minuto tra la prima e la seconda telecamera. Se avessi compiuto i fatti, tra il lasciare la bici e accoltellare quella ragazza sarebbe passato più tempo”.
La reazione della famiglia Verzeni
Le dichiarazioni di Sangare hanno lasciato sconcertati i familiari di Sharon Verzeni, presenti in aula. Lo zio della vittima ha commentato con amarezza: “Ci vuole coraggio a dire quelle falsità”.
L’avvocato Luigi Scudieri, legale della famiglia, ha sottolineato come la ritrattazione dimostri la piena capacità dell’imputato di difendersi, affermando: “Ha dimostrato di ricordare bene tutto quello che ha fatto. Evidentemente, a mio modo di vedere, è un soggetto lucido”.