Un’opera che sfida i confini narrativi
Si intitola “Gusmini” il primo libro di Enrico Ruggeri Zambaiti, artista bergamasco noto per il suo percorso da musicista e illustratore digitale. Pubblicato da Ikonos Edizioni il 20 settembre 2024, il volume sarà presentato venerdì 26 aprile alle ore 15, alla Fiera dei Librai di Bergamo, in un dialogo con Luca Barachetti, autore della prefazione. L’opera si configura come un ibrido letterario, lontano dalla forma tradizionale del romanzo e più vicino a un agglomerato frammentato di immagini, testi e suoni.
Letteratura, illustrazione e suono: il Gusmini e l’Altroquando
“Gusmini” alterna frammenti letterari e illustrazioni digitali realizzate dallo stesso autore, accompagnate da una colonna sonora originale fruibile attraverso QR code inseriti nelle pagine. Il progetto mira a evocare l’Altroquando, un mondo sospeso, dove il tempo non scorre e lo spazio si piega alle leggi del possibile.
Protagonista dell’opera è Gusmini, una figura nera, incompleta, priva di un frammento di testa. Non è la mancanza a definirlo, ma l’eco che lascia nel vuoto: “Gusmini non cerca di comprendere il mondo: lo attraversa, inciampando nelle sue fratture, specchiandosi in assenze che somigliano alla sua”. Attorno a lui si snoda un universo distorto, popolato da creature ambigue, eventi cataclismici come la Grande Mazzata e la Mega Frattura, e paesaggi come l’Oltredove, dove il pensiero si fa materia.
Gusmini: un personaggio nato dall’assurdo
Il cuore dell’opera è la riflessione sulla perdita, l’identità e la disgregazione del racconto. Gusmini è un viandante dell’assurdo, ma anche un personaggio “già scritto”, consapevole di non essere altro che una traccia su carta.
Si interroga sul destino, sulla possibilità di sfuggire alla trama che altri hanno scritto per lui. Non è un racconto da seguire, ma un enigma da attraversare.
Dichiarazioni dell’autore: «Gusmini è una distorsione»
Enrico Ruggeri Zambaiti spiega così il senso e il significato della sua opera letteraria.
«Gusmini è una distorsione. Una versione amplificata, surreale, iperbolica di me stesso. È come se alcune mie ossessioni — il bisogno di controllo, l’ironia come difesa, una certa tendenza a perdersi nel pensiero — fossero passate attraverso uno specchio deformante. Il risultato è una figura riconoscibile, ma profondamente alterata, che mi somiglia e allo stesso tempo mi sfugge. Gusmini non è certamente un personaggio “narrativo” in senso tradizionale: non segue un arco, non ha uno sviluppo psicologico classico. Ma è ciò che resta quando ci si lascia alle spalle la coerenza, le spiegazioni, le pretese di linearità. È una figura che nasce da dentro, che ragiona troppo ma agisce d’impulso, come se cercasse ogni volta di sorprendere sé stesso. Gusmini è me, ma più assurdo. E forse, proprio per questo, più vero».
Un invito al lettore a perdersi (e ritrovarsi)
“Gusmini” non è una semplice lettura, ma una esperienza sensoriale e concettuale. Con testi, immagini e suoni, Zambaiti invita il lettore a perdersi tra le pagine, a inseguire assenze, a lasciarsi trasportare in un labirinto creativo che riflette l’incompiutezza del protagonista. È una meditazione sulla tensione tra il pieno e il vuoto, tra ciò che si è e ciò che manca, che non pretende di spiegare, ma di evocare.