Parco dei Colli, ricorso al Consiglio di Stato contro l’antenna 5G a Ponteranica

Dopo la sentenza del Tar a favore della società di telecomunicazioni, l’Ente rilancia: “Compromesso il nostro ruolo di tutela del paesaggio”

Il Parco dei Colli di Bergamo ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro l’autorizzazione per l’installazione di una nuova antenna 5G nel territorio comunale di Ponteranica. La decisione arriva dopo la sentenza del Tar di Brescia, che a inizio luglio ha accolto il ricorso della società proponente, annullando il diniego espresso dal Parco lo scorso novembre.

Al centro della controversia c’è la tutela paesaggistica di un’area considerata altamente sensibile. Il Consiglio di Gestione dell’Ente ha deliberato il ricorso in appello perché ritiene non condivisibile la motivazione con cui il Tribunale amministrativo ha ritenuto illegittima la valutazione negativa espressa dall’Ente. Una posizione che, secondo il Parco, svuota di significato il compito istituzionale assegnatogli, ovvero la salvaguardia del paesaggio, tutelato anche dall’articolo 9 della Costituzione.

Il contesto del rifiuto

Nel novembre 2024, l’Ente Parco aveva respinto l’istanza per motivi legati all’impatto ambientale e visivo, sottolineando “l’elevata sensibilità dei luoghi” e l’incompatibilità tra l’opera e il contesto naturale circostante. La zona interessata, secondo il parere tecnico dell’Ente, è caratterizzata da elementi paesaggistici da preservare, e la presenza dell’antenna altererebbe l’armonia visiva e ambientale.

La società di telecomunicazioni ha invece sostenuto la piena legittimità dell’intervento, ritenendolo conforme alle normative e compatibile con la funzione infrastrutturale prevista dalle reti mobili di nuova generazione. Il Tar ha dato ragione alla società, affermando che l’Ente Parco non poteva basarsi esclusivamente su un giudizio paesaggistico soggettivo senza tenere conto delle esigenze di sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione.

La posizione del Parco

“Con questa sentenza viene messo in discussione il ruolo stesso del Parco nella tutela del paesaggio”, si legge nella nota diffusa dall’Ente. Il ricorso al Consiglio di Stato viene ritenuto necessario per riaffermare l’autonomia e la centralità delle valutazioni ambientali e paesaggistiche nel processo decisionale.

L’Ente teme infatti che una simile interpretazione possa costituire un precedente pericoloso, aprendo la strada a interventi futuri non compatibili con il carattere protetto delle aree gestite dal Parco. Il rischio, secondo i vertici del Parco, è che gli strumenti di tutela vengano svuotati di efficacia, in contrasto con quanto previsto dalla normativa nazionale e dalla stessa Costituzione.

Verso un nuovo giudizio

Il Consiglio di Stato sarà ora chiamato a pronunciarsi sulla legittimità del diniego paesaggistico, valutando se l’Ente Parco abbia operato nel rispetto delle sue prerogative istituzionali oppure se abbia ecceduto nei limiti fissati dalla legge.

Il caso si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sul bilanciamento tra sviluppo delle reti tecnologiche e tutela del paesaggio, spesso al centro di conflitti tra amministrazioni locali, enti ambientali e operatori privati. Con l’appello al massimo organo della giustizia amministrativa, il Parco dei Colli intende ribadire il principio secondo cui ogni trasformazione del territorio deve rispettare criteri di sostenibilità paesaggistica e ambientale.

 

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