Un progetto strategico per la mobilità bergamasca
Il raddoppio ferroviario Bergamo-Montello rappresenta uno degli interventi più attesi per il futuro della mobilità nella provincia di Bergamo. L’opera, già riconosciuta come prioritaria dal governo e inserita tra i progetti del piano nazionale per la “cura del ferro”, è però ferma. Mancano infatti 250 milioni di euro, una cifra necessaria per avviare i cantieri e passare dalla fase progettuale alla realizzazione concreta.
L’obiettivo del raddoppio è potenziare i collegamenti tra Bergamo, Seriate, Albano Sant’Alessandro e Montello, migliorando l’accessibilità verso Brescia e garantendo in futuro un aggancio diretto con la linea ad alta velocità. Un’infrastruttura strategica, non solo per la città ma anche per l’aeroporto di Orio al Serio, che riceve da quella direttrice circa il 20% dei suoi passeggeri.
Il contesto: binario unico e cantieri già saturi
Nonostante l’urgenza dell’intervento, il progetto resta bloccato anche per motivi tecnici e logistici. Attualmente, il tratto ferroviario verso est è costituito da un binario unico, che rappresenta un limite alla circolazione e alla frequenza dei treni. Tuttavia, le condizioni operative non sono favorevoli all’apertura di nuovi cantieri: la stazione di Bergamo è già interessata da interventi di ammodernamento, così come la nuova linea per Orio al Serio e il raddoppio Bergamo–Ponte San Pietro. Quest’ultimo, avviato nel febbraio 2024 e finanziato con fondi PNRR, rappresenta il primo tassello di un progetto più ampio, ma è anche l’unico ad aver superato la fase di finanziamento.
Un’infrastruttura necessaria, non un lusso
Il raddoppio verso est non è un’opera di prestigio, ma una necessità concreta per la mobilità e per lo sviluppo del territorio. Un collegamento ferroviario efficiente con Brescia permetterebbe di alleggerire il traffico stradale e migliorare gli spostamenti dei pendolari, favorendo un servizio suburbano continuo da Albano Sant’Alessandro a Ponte San Pietro, passando per Bergamo. Come ricordato da più parti, “i 250 milioni di euro necessari per il raddoppio fino a Montello non sono ancora stati trovati”, e questa mancanza di copertura economica sta frenando l’intero sviluppo infrastrutturale della zona.
Il nodo politico-burocratico e il richiamo di Giovanni Sanga
A sottolineare l’importanza strategica dell’opera è Giovanni Sanga, presidente di Sacbo, che ribadisce la necessità di non fermarsi. “Lo sviluppo a est è altrettanto fondamentale. Il tratto fino a Montello è già progettato e la sua realizzazione è nell’ambito delle competenze del Commissario. Bisogna poi riprendere la riflessione sul tratto Montello-Rovato per favorire il collegamento con Brescia, dove arriverà l’alta velocità. Questo ultimo tratto ai tempi del Governo Draghi con il sottosegretario Bruno Tabacci era già stato considerato dal Cipe”.
Le parole di Sanga confermano che il raddoppio Bergamo-Montello è solo il primo passo di una visione più ampia, che dovrebbe estendersi fino a Rovato, creando un corridoio ferroviario moderno e continuo tra Bergamo e Brescia. Tuttavia, come spesso accade, il “nodo politico-burocratico” rischia di rallentare ulteriormente un progetto che dovrebbe essere già in fase di realizzazione.
Una visione di sistema per la mobilità del futuro
Il potenziamento verso est completava idealmente il quadro dei collegamenti ferroviari bergamaschi, dopo l’avvio dei lavori verso Milano. Ma senza un intervento deciso sul fronte dei finanziamenti, il progetto rischia di restare solo su carta. “Non si tratta solo di treni, ma di visione”, sottolineano gli addetti ai lavori: la mobilità non può essere vista come una somma di tratte isolate, ma come un sistema integrato.
Ogni anno di ritardo comporta più traffico autostradale, maggiori difficoltà di accesso all’aeroporto da est e la perdita di un’occasione per rendere Bergamo una città davvero policentrica e connessa. Perché, in questo caso, la questione non è solo infrastrutturale, ma profondamente strategica per lo sviluppo del territorio.