Cresce l’occupazione post-diploma: al 60% nel 2024. Boom per istituti professionali, liceali in difficoltà sul mercato ma protagonisti nel lavoro studentescoIn provincia di Bergamo il 60% dei diplomati entra nel mondo del lavoro entro sei mesi dalla maturità. È quanto emerge dall’ultima Analisi occupazionale post qualifica e diploma diffusa dalla Provincia, che conferma un trend positivo iniziato nel 2022, quando la percentuale si attestava al 52,5%. A un anno dal conseguimento del diploma, oltre l’82% degli studenti risulta occupato.
I dati, elaborati dal servizio provinciale Istruzione diretto da Anastasia Longaretti, offrono una panoramica chiara sul rapporto tra scuola e occupazione nel territorio orobico, evidenziando anche alcuni nodi critici come la decrescita demografica scolastica e la forte dispersione educativa, al centro di un nuovo progetto di intervento attivo da fine anno.
Istituti professionali e tecnici trainano l’occupazione
Sono i percorsi tecnici e professionali a garantire le maggiori opportunità lavorative immediate. Gli istituti professionali raggiungono una quota del 74% di occupati entro sei mesi, seguiti dagli istituti tecnici con il 65%. I licei, invece, si fermano al 31,6%, ma il dato è da leggere alla luce dell’alto tasso di prosecuzione degli studi: oltre il 65% degli studenti liceali si iscrive all’università, rimandando dunque l’ingresso nel mercato del lavoro.
Liceali in divisa: tanti camerieri e baristi
Una curiosità emersa dall’indagine riguarda il tipo di occupazione intrapresa da molti diplomati liceali: oltre la metà dei lavoratori nei settori della ristorazione e dell’accoglienza (camerieri, baristi) proviene da percorsi liceali. Si tratta spesso di studenti universitari che lavorano part-time per sostenersi economicamente durante il percorso accademico.
Più contratti stabili, calano i tirocini
Altro dato incoraggiante riguarda la qualità dell’occupazione: negli ultimi due anni sono cresciuti sensibilmente i contratti a tempo indeterminato (+61,8%) e i contratti di apprendistato (+31,9%), mentre si è registrata una forte riduzione dei tirocini (-55%), considerati forme contrattuali meno stabili e meno tutelate.
Per Umberto Valois, consigliere provinciale con delega al patrimonio scolastico, «questi dati certificano la forte vocazione industriale del nostro territorio, dove le imprese continuano a cercare figure tecniche e professionali, ma pongono anche l’accento sulla necessità di orientare i giovani verso percorsi coerenti con le richieste del mercato».
Allarme demografico e dispersione scolastica
A fare da contraltare al buon andamento occupazionale, c’è il calo degli iscritti nelle scuole superiori bergamasche. Negli ultimi cinque anni gli studenti sono diminuiti del 4,5%, pari a 6.498 iscritti in meno, un dato che riflette l’andamento demografico nazionale e rischia di ridurre anche l’offerta formativa nei prossimi anni.
In parallelo, la dispersione scolastica resta una priorità da affrontare. La Provincia ha annunciato l’avvio, entro la fine del 2024, di un progetto sperimentale di orientamento intensivo rivolto agli studenti a rischio abbandono, in collaborazione con i Comuni e con l’obiettivo di trattenere più giovani possibile nel circuito dell’istruzione e formazione professionale.
Una fotografia in chiaroscuro
L’analisi occupazionale restituisce l’immagine di un sistema scolastico bergamasco sempre più collegato al mondo del lavoro, soprattutto nei percorsi tecnici e professionali. Tuttavia, emergono sfide strutturali legate alla tenuta demografica, alla qualità dei percorsi liceali in relazione all’occupabilità e alla necessità di contrastare l’abbandono scolastico precoce.
Il quadro complessivo evidenzia la centralità dell’orientamento scolastico come strumento strategico per sostenere le scelte formative dei giovani e migliorare il loro ingresso nel mercato del lavoro.