Cento domande già presentate e fondi ancora disponibili, ma trovare una casa resta una sfida. Il Fondo Abitare Under 35, promosso dalla Giunta Carnevali per sostenere l’autonomia abitativa dei giovani, ha riscontrato un buon interesse sin dall’apertura a maggio, con un centinaio di richieste pervenute ad “Abito Bergamo”, l’agenzia per la casa del Comune.
Tuttavia, l’ostacolo principale non è l’accesso al bando, ma l’effettiva reperibilità di alloggi a canone concordato. Secondo quanto segnalato da Palafrizzoni, la maggior parte dei beneficiari fatica a trovare un’abitazione compatibile con i parametri previsti, sia dal punto di vista contrattuale che economico.
“Il numero di domande dimostra che Bergamo è attrattiva per i giovani”, afferma il Comune in una nota, sottolineando però che il mercato immobiliare non riesce a rispondere adeguatamente alla richiesta, soprattutto quando si tratta di locazioni a prezzo calmierato.
Nelle zone centrali della città, anche un bilocale con contratto agevolato può raggiungere i 1.000 euro mensili, spese incluse, come nel caso degli appartamenti all’interno del complesso ChorusLife, che rientrano negli accordi tra l’operatore privato e l’amministrazione comunale.
Il nodo, quindi, resta la scarsità di immobili privati disponibili a queste condizioni, un problema che rischia di vanificare gli effetti positivi del bando. Per questo motivo, il Comune ha lanciato una nuova campagna di comunicazione con un messaggio chiaro:
“Hai una casa libera? Non lasciarla vuota!”
L’appello è rivolto direttamente ai proprietari di appartamenti sfitti, invitati a metterli a disposizione attraverso il canale dell’affitto a canone concordato, partecipando così a un progetto di valore sociale e contribuendo concretamente alla tenuta abitativa della città.
Il Fondo Abitare si inserisce in un contesto nazionale in cui la questione dell’housing giovanile è sempre più centrale. L’aumento dei costi dell’affitto, l’inflazione e la precarietà lavorativa rendono difficile per gli under 35 costruire un percorso autonomo. Bergamo cerca di rispondere con un modello di sostegno pubblico mirato, ma è chiaro che senza un adeguato coinvolgimento del mercato immobiliare privato, le misure rischiano di restare inefficaci.