Un silenzio carico di significato ha accompagnato la fiaccolata organizzata a Strozza, in Valle Imagna, per ricordare Pamela Genini, la giovane uccisa lo scorso ottobre a Milano dall’ex compagno. Un momento di raccoglimento profondo, inserito nel calendario della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che ha visto la partecipazione sentita di tutta la comunità locale.
Martedì 25 novembre, il sagrato della chiesa del paese è diventato punto di partenza di un corteo silenzioso, fatto di luci, letture e testimonianze. A guidare la marcia è stata Una, la mamma di Pamela, visibilmente commossa ma determinata nel dare voce alla memoria della figlia. Accanto a lei, un’intera comunità stretta in un abbraccio collettivo.
Un cammino tra dolore e consapevolezza
Tra i presenti, il parroco don Luigi Carminati, numerosi sindaci del territorio, rappresentanti istituzionali e delegati degli ambiti sociali della Valle Imagna e della Valle Brembana. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Strozza, in collaborazione con il Centro antiviolenza Penelope e le strutture sociali territoriali.
Nel corso del corteo sono state condivise riflessioni e letture, per ricordare non solo la giovane Pamela, ma anche le tante vittime di una violenza che ancora oggi continua a colpire donne in ogni angolo del Paese.
“Serve agire ogni giorno, non solo ricordare”
Il messaggio emerso con forza dalla serata è stato quello della necessità di un impegno costante. Come ha sottolineato Gianbattista Brioschi, presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asst Papa Giovanni XXIII, «non basta ricordare: bisogna agire tutto l’anno». Un invito chiaro a rafforzare i percorsi di prevenzione, ascolto e protezione, perché la memoria da sola non basta.
In questo senso, la fiaccolata non è stata solo un gesto simbolico, ma una chiamata alla responsabilità collettiva. Il dolore della famiglia di Pamela, condiviso da tutta Strozza, diventa monito affinché tragedie simili non si ripetano.
La memoria come punto di partenza
Pamela Genini, ragazza originaria della Valle Imagna, ha perso la vita a soli 25 anni in una delle tante storie di femminicidio che ancora scuotono il Paese. La sua morte ha lasciato un vuoto profondo nella sua terra, ma anche una volontà diffusa di trasformare il lutto in azione concreta.
Il corteo di Strozza ha dimostrato che il ricordo può diventare strumento di sensibilizzazione, ma deve necessariamente accompagnarsi a interventi educativi, supporti reali e reti territoriali forti.