Il consumo di suolo a Bergamo: un trend in crescita
Il consumo di suolo a Bergamo ha registrato un aumento preoccupante del 15,91% tra il 2023 e il 2024, secondo i dati diffusi da Legambiente nel rapporto Ispra 2025, presentato in occasione della Giornata mondiale del suolo il 5 dicembre. Questo dato colloca la città come la più “mangiasuolo” dell’intera provincia, con un impatto rilevante dovuto principalmente agli interventi infrastrutturali in corso, tra cui la realizzazione della linea TEB T2 verso Villa d’Almè. Il dato evidenzia anche la continua espansione urbana alimentata da finanziamenti per il miglioramento del sistema di trasporto pubblico.
Infrastrutture pubbliche e Pgt: un binomio che spinge l’espansione
Secondo Elena Ferrario, presidente della sezione provinciale di Legambiente, la crescita del consumo di suolo in Bergamo non è solo il risultato di grandi cantieri pubblici, ma anche di un Pgt (Piano di Governo del Territorio) particolarmente generoso con le aree destinate alla costruzione. In vigore dal 2010 e con scadenza nel 2024, il Pgt Gabrielli Galfetti aveva infatti come obiettivo il recupero di fondi attraverso la trasformazione di alcune aree della città, favorendo il finanziamento di infrastrutture pubbliche e lo sviluppo del capoluogo. Sebbene alcuni dei cantieri in corso possano essere riassorbiti una volta terminati, la mentalità diffusa di consumo di suolo non ha ancora considerato adeguatamente la necessità di salvaguardare e rigenerare il suolo.
L’impatto sull’area provinciale e i piccoli comuni
Oltre al capoluogo, anche la provincia di Bergamo registra impatti significativi. In particolare, Orio al Serio, vicino all’aeroporto, ha visto un aumento del 9,21%, mentre Seriate ha segnato un incremento del 6,46%. In alcune aree meno urbanizzate, come Filago (+9,27%), Osio Sotto (+8,47%) e Calcinate (+10,54%), la costruzione di grandi logistiche sta contribuendo al consumo del suolo agricolo, con l’espansione di strutture per il settore della logistica e del commercio.
Il rischio di un modello di sviluppo disuguale
Il rapporto di Legambiente denuncia come il consumo di suolo non sia distribuito in modo omogeneo sul territorio. In Lombardia, il 35% del consumo è concentrato in soli 30 Comuni, che rappresentano solo il 2% dei Comuni lombardi. Questo fenomeno evidenzia le dinamiche di mercato e le scelte infrastrutturali che il territorio si trova a subire, spesso a causa di pressioni esterne da parte di grandi gruppi economici, come quelli della logistica industriale e dei data center.
La necessità di politiche più efficaci
Secondo Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, il consumo di suolo non si fermerà senza l’introduzione di normative efficaci. «I dati regionali sono preoccupanti e dovrebbero spingere l’istituzione regionale non solo a consolidare le tutele esistenti, ma anche a investire sulla riabilitazione delle aree dismesse». La presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, aggiunge che il consumo di suolo è spesso visto da alcuni comuni come una licenza di costruire, particolarmente spinta dalle grandi multinazionali del settore logistico.