Nel 2025 sono state 1.029 le segnalazioni ricevute dai centri anti-violenza di genere attivi sul territorio bergamasco. Un numero che dà la misura dell’allarme costante e diffuso anche in provincia di Bergamo, dove il fenomeno della violenza sulle donne resta una realtà quotidiana e strutturale.
A livello nazionale, secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale di Non Una di Meno, da gennaio a novembre 2025 si contano 81 femminicidi, a cui si aggiungono almeno 70 tentati femminicidi e i suicidi indotti di 3 donne, 2 persone trans, 1 persona non binaria e un ragazzo.
Preoccupanti anche i dati Istat pubblicati a novembre: il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha dichiarato di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, spesso da parte di partner, ex partner o persone conosciute. In forte crescita la percentuale tra le giovanissime, nella fascia tra i 16 e i 24 anni. «Questi dati confermano che la violenza di genere è una realtà sistemica, non episodica – sottolinea la Rete bergamasca contro la violenza di genere a Bergamonews–. È urgente un cambiamento culturale che coinvolga le scuole, le famiglie, le istituzioni e tutta la società. Serve un’azione educativa capillare, che parta dalle giovani generazioni e coinvolga anche il mondo adulto».
L’8 gennaio il primo presidio dell’anno
Per ribadire l’urgenza dell’impegno contro la violenza maschile sulle donne, giovedì 8 gennaio alle 18 si terrà un presidio in Largo Rezzara, organizzato dalla Rete bergamasca. Durante l’iniziativa sarà inaugurato uno dei due nuovi cartelli contro la violenza di genere, installati in città in collaborazione con l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Bergamo.
Il secondo cartello verrà posizionato nei prossimi giorni in Piazzale Marconi, nei pressi della stazione. Entrambe le installazioni riporteranno in modo visibile i numeri da contattare in caso di bisogno, come il 1522, numero nazionale antiviolenza e stalking, e i recapiti del Centro Anti Violenza cittadino. «Non si tratta solo di simboli – spiegano dalla rete – ma di presenze concrete sul territorio, per ricordare che chi vive una situazione di violenza non è sola, e che aiuto e ascolto esistono e sono a portata di mano».
Un impegno che deve essere collettivo
Il messaggio che arriva dalla rete e dalle realtà attive nel contrasto alla violenza di genere è chiaro: serve un cambiamento profondo e serve adesso. Non bastano misure emergenziali o numeri verdi: occorre investire in prevenzione, formazione, educazione al rispetto e all’affettività. E serve che tutta la società, nessuno escluso, si senta coinvolta e responsabile.