Si moltiplicano i ritrovamenti di bombolette di protossido di azoto nella provincia di Bergamo, in particolare in parchi, parcheggi e aree industriali. A lanciare l’allarme è Plastic Free Onlus, associazione attiva dal 2019 nella lotta all’inquinamento da plastica, che ha segnalato oltre trenta contenitori abbandonati tra Ponte San Pietro, Mapello, Brembate Sopra, Martinengo, Bottanuco, Almenno San Bartolomeo, Verdello e persino a Bergamo città.
Il protossido di azoto (N₂O), noto anche come “droga della risata”, è un gas a uso medico che viene abusato per i suoi effetti euforizzanti, simili a quelli degli allucinogeni. È incolore, leggermente dolce nell’odore e può causare uno stato di alterazione momentaneo. Ma gli effetti sulla salute sono tutt’altro che innocui.
«Abbiamo iniziato a trovare queste bombolette pensando si trattasse di bombole per gonfiare palloncini», racconta Lorenzo Sauro, referente provinciale di Plastic Free. «Ma non c’erano palloncini, solo contenitori vuoti e altri rifiuti. È bastato cercare online per scoprire il loro vero utilizzo: abusi pericolosi, soprattutto tra i giovani».
Sauro sottolinea come il fenomeno non sia solo ambientale, ma anche sociale: «Sono rifiuti tossici che rivelano un disagio giovanile crescente». Per questo, l’associazione intende collaborare con università, polizia locale e forze dell’ordine per promuovere seminari informativi e campagne di prevenzione nelle scuole.
Il ritorno dell’uso del protossido di azoto è confermato anche da Enrico Coppola, presidente dell’Associazione Genitori Antidroga (AGA): «Lo vediamo nel contesto del poliabuso, ovvero l’uso contemporaneo di più sostanze. Il target è composto da ragazzi sempre più giovani, spesso sotto i 21 anni».
Gli effetti del protossido d’azoto, se abusato, possono essere gravi e permanenti: si va da disturbi cognitivi, confusione, problemi di memoria, a danni al midollo spinale, ipossia, aritmie e perdita di coscienza. In casi estremi, l’inalazione può portare alla morte. Il gas danneggia anche le mucose, altera i valori ematici e colpisce il sistema nervoso.
Oriana Ruzzini, farmacista e assessora all’Ambiente, evidenzia come l’effetto rapido e temporaneo della sostanza spinga i giovani a ripetere l’inalazione più volte, aumentando i rischi: «Il danno è cumulativo. Anche se i casi di accesso spontaneo ai servizi di dipendenza sono rari, sono spesso i genitori a scoprire le bombolette e a chiedere aiuto».
Il prezzo basso, la facilità di reperimento online e la mancanza di consapevolezza alimentano la diffusione di una nuova dipendenza silenziosa, ancora poco conosciuta ma in forte crescita. Da qui l’importanza dell’allerta lanciata dagli operatori del territorio.