Processo Fiera, clima da “guerra tra clan”: in aula accuse su rimborsi falsi, fatture gonfiate e minacce

Emergono nuovi dettagli nell’inchiesta che coinvolge gli ex vertici di Promoberg. Ghilardi: “Ambiente tossico, ho paura a parlare con Cristini”

Fiera Bergamo

  Si è svolta martedì 20 gennaio una nuova udienza del processo Fiera, in cui sono imputati l’ex direttore di Promoberg Stefano Cristini, l’ex segretario generale Luigi Trigona, Diego Locatelli e il commercialista Mauro Bagini. Le accuse mosse dalla Procura sono pesanti: truffa aggravata, peculato, falso e favoreggiamento, in relazione a presunte irregolarità nella gestione della Fiera di Bergamo tra il 2006 e il 2019, con una somma complessiva di circa 900mila euro al centro delle contestazioni.

A testimoniare in aula è stato Maurizio Ghilardi, titolare nel 2019 della ditta incaricata delle pulizie alla Fiera. La sua ricostruzione ha gettato luce su un clima interno di profonda tensione e sospetti: “All’inizio c’era un bel clima, poi è cambiato tutto. Alcuni dipendenti ce l’avevano con Cristini e mi seguivano, spiavano i miei incontri con lui”, ha detto. Ghilardi ha parlato apertamente di “ambiente tossico” e di una vera e propria guerra interna, culminata nel suo incontro con Cristini “a casa di mio padre”, per discutere del pagamento di oltre 14mila euro di fatture non saldate. Dopo quell’incontro, però, Cristini fu arrestato, e il debito è rimasto insoluto.

Fatture gonfiate e tentativi di registrazione nascosta sono tra gli episodi citati dal testimone. Una dipendente avrebbe cercato di registrarlo mentre parlava di presunte “stecche”, ovvero accordi per la restituzione in contanti delle somme eccedenti su fatture maggiorate.

Come riportato da Bergamonews, in aula ha parlato anche Andrea Messi, dipendente addetto alla manutenzione della Fiera. Ha raccontato dell’installazione nel 2015 di un impianto di videosorveglianza audio-video in sala stampa, voluta per monitorare una riunione con un organizzatore di eventi. Durante il download delle immagini, Messi avrebbe sentito parlare di soldi in nero, circostanza poi segnalata ai vertici.

Non sono mancati episodi inquietanti. Messi ha riferito che un manutentore trovò una guardia nascosta nel magazzino interrato, dove erano conservati server e documenti riservati. Alla domanda sul motivo della sua presenza, la risposta fu che era lì per “scoprire il ladro di pentole”, secondo le istruzioni di un altro dipendente.

Singolare e inquietante anche l’episodio del “cappio al collo”: “Una dipendente mi mise al collo il filo di un caricabatterie dicendomi ‘Lo sai cosa intendo’”, ha detto Messi, ammettendo di non aver capito subito il riferimento, ma di averlo percepito come una minaccia.

L’ex vicepresidente di Promoberg, Angelo Carrara, ha raccontato di aver chiesto spiegazioni a Cristini e Trigona nel maggio 2019, dopo le prime segnalazioni, ricevendo rassicurazioni smentite poco dopo da una lettera dell’avvocato Adamo, che consigliava la rimozione dei due dirigenti per evitare ulteriori problemi.

Tra le contestazioni più specifiche rivolte a Cristini, figura anche una fattura da 8.748 euro emessa da una società di promozione eventi, che secondo l’accusa sarebbe servita per coprire l’acquisto di biglietti dell’Atalanta, poi distribuiti a parenti e amici del direttore. In aula è stato ascoltato Marco Lanfranchi, titolare dell’agenzia e già condannato per questo episodio a un anno e otto mesi, che ha ricostruito la vicenda: “Conobbi Cristini allo stadio nel 2017, gli proposi una collaborazione e portai uno sponsor alla fiera. I biglietti erano miei, li regalavo ai clienti”.

La prossima udienza è fissata per il 17 febbraio, quando a prendere la parola saranno anche gli imputati, chiamati a rispondere punto per punto delle accuse emerse in questi mesi.

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