Nel 2025, la Dispensa Sociale di Bergamo ha evitato che quasi 204 tonnellate di cibo finissero nella spazzatura, segnando un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. I dati emergono dal Report d’impatto diffuso dalla cooperativa Namasté e dall’organizzazione di volontariato Ridò, promotori del progetto. Gli alimenti salvati sono stati redistribuiti a 695 persone in difficoltà e a 73 realtà non profit del territorio, a conferma del forte radicamento sociale dell’iniziativa.
Il 50% del cibo recuperato è composto da dieci alimenti principali, quasi tutti ortofrutticoli: banane, mele, prugne, pesche, pompelmi, pere, melanzane, zucchine, meloni e cachi. Nel complesso, frutta e verdura rappresentano l’82% del totale dei prodotti recuperati, seguiti da alimenti secchi, pane e bevande.
La Dispensa Re-Store, lo spazio dove si può fare la spesa gratuitamente, ha erogato 4.194 spese gratuite, con una media di 46 a ogni apertura. Come sottolinea il Corriere Bergamo, crescono anche i numeri dei volontari: 51 persone coinvolte per almeno un giorno a settimana, per un totale di 6.548 ore donate, corrispondenti a un valore stimato di oltre 130.000 euro in termini economici.
I principali fornitori del progetto sono l’Ortomercato, con oltre 78 tonnellate di cibo (38,3%), ma crescono in modo significativo anche i contributi da supermercati (+25,6%) e da aziende alimentari (+14,5%). I prodotti recuperati sono spesso scartati dal mercato per motivi estetici o legati al confezionamento, pur essendo perfettamente commestibili.
La distribuzione geografica dei beneficiari mostra che quasi la metà (48,4%) vive nel comune di Bergamo, mentre il 38,8% risiede nella bassa e media Valle Seriana. Il resto si divide tra l’hinterland (6,8%) e il resto della provincia (6%).
Nonostante il grande impatto sociale e ambientale, l’attività della Dispensa Sociale richiede circa 70.000 euro l’annoper coprire spese di logistica, affitti e utenze. Attualmente, solo il 40% è finanziato attraverso il bando regionale Diritto al Cibo, mentre il resto dipende da donazioni e collaborazioni.
Importanti anche i benefici ambientali: grazie al recupero del cibo, si sono evitate 122 tonnellate di emissioni di CO₂e risparmiati 220 milioni di litri d’acqua, evidenziando come la lotta allo spreco abbia effetti concreti anche sul piano ecologico.
Nel documento, i promotori lanciano un appello: “La lotta alla povertà alimentare e allo spreco non può essere portata avanti da soli. Serve una visione condivisa. Serve il sostegno di istituzioni, aziende e cittadini”.
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