Sosta in Città Alta, braccio di ferro tra residenti e Comune

Tra stalli insufficienti, pass ai lavoratori e ipotesi di permessi temporanei, il dibattito resta acceso dopo l’eliminazione dei parcheggi in piazza Angelini.

 La questione della sosta in Città Alta a Bergamo continua ad alimentare tensioni e confronti tra residenti, Comune e operatori economici. Un vero e proprio braccio di ferro che ruota attorno a numeri difficili da conciliare e a una coperta che, comunque la si guardi, resta troppo corta. Gli stalli disponibili sono circa 700 (escluso il Parking Fara), mentre i permessi di sosta complessivi rilasciati sono 2.600, di cui 550 destinati ai lavoratori degli esercizi commerciali.

Una sproporzione che pesa soprattutto sui residenti, alcuni dei quali – come quelli di Borgo Canale – sono ancora costretti a parcheggiare l’auto a metà del viale delle Mura, segno evidente di un equilibrio che fatica a essere trovato. I primi mesi dell’anno avrebbero dovuto rappresentare un banco di prova, visto che molti permessi per gli operatori erano in scadenza. Dopo le proteste seguite all’eliminazione dei posteggi in piazza Angelini, l’assessorato alla Mobilità aveva promesso un giro di vite sui rinnovi.

Un giro di vite che, almeno sul piano amministrativo, è iniziato. Atb, incaricata del rilascio dei contrassegni, ha avviato controlli puntuali sui contratti di lavoro dei dipendenti e dei titolari degli esercizi. La nuova linea è chiara: un solo permesso di transito per ciascun titolare, valido per un solo mezzo. Per i dipendenti, invece, il discrimine è l’orario di lavoro. Chi termina entro le 18 non ha diritto ad alcun pass, mentre i lavoratori serali e notturni (dalle 18 in poi) possono ottenere un permesso di sosta, concesso in via eccezionale per la mancanza di un servizio di trasporto pubblico adeguato nelle ore notturne.

In questo contesto si inserisce l’incontro avvenuto nei giorni scorsi tra le rappresentanti del Comitato dei residenti e l’assessore Marco Berlanda. Un confronto definito “di ascolto”, ma non privo di frizioni. Alcune proposte avanzate dal Comitato sono state bocciate, come l’idea di contrassegnare con un tagliando specifico le auto dei lavoratori serali o quella di riservare zone dedicate sulle Mura per la loro sosta.

Più articolata la valutazione su altre ipotesi. Con un prudente “ni” sono state prese in considerazione le proposte di limitare il numero di pass per ciascun esercizio, non più uno per ogni dipendente ma un numero proporzionale, da gestire internamente anche attraverso forme di car pooling o scambio tra lavoratori. È arrivato invece un no seccoall’ipotesi di raddoppiare il costo annuo del contrassegno, portandolo da 120 a 240 euro, una misura ritenuta non percorribile.

Il clima resta acceso perché le visioni in campo sono profondamente diverse. Da un lato, il Comitato dei residenti chiede al Comune una visione chiara su Città Alta e il riconoscimento di diritti spesso sacrificati. Dall’altro, una parte degli operatori minimizza il problema, sostenendo che i parcheggi sono sotto controllo e che gli stalli sulle Mura sono sufficienti.

Dal confronto emergono anche proposte alternative, come quella di spostare le aree di carico e scarico merci sulle Mura, anziché mantenerle in Colle Aperto, considerato che piazza Cittadella resta intoccabile per Palafrizzoni. Intanto, prende forma un’ipotesi che potrebbe rappresentare un compromesso: permessi di transito temporanei destinati a visitatori e accompagnatori dei residenti, una soluzione che potrebbe alleggerire almeno in parte le difficoltà quotidiane.

La partita, però, è tutt’altro che chiusa. La gestione della sosta in Città Alta resta uno dei nodi più delicati della convivenza urbana, dove esigenze diverse – residenziali, commerciali e turistiche – si scontrano in uno spazio limitato. Servirà tempo per capire se le nuove regole e l’azione di Atb riusciranno davvero a restituire equilibrio e respiro ai residenti, senza penalizzare chi lavora e anima il cuore storico della città.

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