Ergastolo per l’omicidio di Sharon, Ruocco: “Ho parlato con lei”

Il compagno Sergio Ruocco al cimitero prima del verdetto: “Non poteva andare diversamente”. Lacrime e commozione in aula dopo la condanna

 La parola “ergastolo” pronunciata nell’aula della Corte d’assise di Bergamo ha segnato un passaggio decisivo nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni. A pronunciarla è stata la presidente Patrizia Ingrascì, al termine di oltre cinque ore di camera di consiglio. In aula, il silenzio è stato rotto dalle lacrime della famiglia della 33enne uccisa a Terno d’Isola nella notte del 30 luglio 2024.

Moussa Sangare è rimasto immobile accanto alla sua legale. Dall’altra parte dell’aula, la madre di Sharon, Maria Teresa Previtali, ha lasciato spazio a un pianto liberatorio. La sorella Melody ha abbracciato il fratello Christopher e lo zio paterno. Sergio Ruocco, compagno della vittima, ha abbassato il capo, visibilmente provato, segnato da mesi di dolore e sospetti che lo avevano inizialmente coinvolto.

Prima di recarsi in tribunale, Ruocco era stato al cimitero di Bottanuco, dove Sharon è sepolta. “Le ho parlato, è nei miei pensieri ogni giorno”, ha confidato. Dopo la sentenza ha aggiunto: “Non poteva andare diversamente, è stata fatta giustizia”. Un’affermazione che sintetizza la convinzione maturata nel corso del processo.

Al termine dell’udienza, il padre di Sharon, Bruno, ha stretto in un lungo abbraccio il pubblico ministero Emanuele Marchisio. Presenti in aula anche i carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo che avevano fermato Sangare tra il 28 e il 30 agosto 2024, dopo settimane di indagini.

A parlare a nome della famiglia è stata Melody, leggendo una dichiarazione davanti ai giornalisti: “Riteniamo che la pena decisa dalla Corte sia quella prevista dalla legge. Abbiamo sperato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto, ma non è accaduto”. Un passaggio che ha sottolineato l’assenza di rimorso da parte dell’imputato, elemento più volte richiamato anche dall’accusa.

La Corte ha riconosciuto tutte le aggravanti contestate: premeditazione, minorata difesa e futili motivi. Disposte provvisionali immediatamente esecutive: 305mila euro per il compagno, 209mila per il padre, 205mila per la madre e 85mila euro per ciascuno dei fratelli.

Il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota ha evidenziato la complessità emotiva del momento: “La famiglia dovrà iniziare una nuova vita senza la loro Sharon”. Parole che hanno accompagnato un processo carico di tensione e attenzione mediatica.

Ruocco, idraulico di 39 anni, è tornato da tempo a vivere nell’appartamento di Terno d’Isola che condivideva con Sharon. “È la casa che abbiamo preso insieme, farò di tutto per tenerla”, ha spiegato. E sull’imputato ha osservato: “È brutto vedere che non gliene importa niente, che non ha un briciolo di rimorso”.

La sentenza chiude il primo grado di giudizio, ma la difesa ha già annunciato ricorso in Appello. Per la famiglia Verzeni resta il peso dell’assenza, in una vicenda che ha profondamente colpito la comunità e l’opinione pubblica.

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