All’indomani della sentenza che ha condannato all’ergastolo Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni, arrivano le parole della procuratrice aggiunta di Bergamo, Maria Cristina Rota. Uscendo dal tribunale, la magistrata ha espresso una valutazione sull’esito del processo, sottolineando il significato della decisione per i familiari della vittima.
«Siamo soddisfatti nel senso che è stato chiuso il processo in relazione a un crimine orrendo e la famiglia aveva necessità di avere giustizia», ha dichiarato Rota. Un’affermazione che mette al centro il bisogno di una risposta giudiziaria dopo un delitto che ha profondamente colpito la comunità.
La procuratrice ha tuttavia precisato il senso delle sue parole, evidenziando la delicatezza del momento: «Anche se dire soddisfatti, quando c’è un ergastolo, non è mai bello». Un passaggio che richiama la gravità della pena e la drammaticità dei fatti oggetto del procedimento.
La sentenza, pronunciata dalla Corte d’assise di Bergamo, ha inflitto la massima pena prevista dall’ordinamento per l’omicidio di Sharon Verzeni, avvenuto a Terno d’Isola nella notte del 30 luglio 2024. Il processo si è concluso in primo grado con il riconoscimento delle aggravanti contestate dalla Procura.
Le parole di Rota riflettono il clima di un procedimento che ha avuto forte risonanza pubblica, ma che per l’accusa rappresentava prima di tutto la ricerca di verità e responsabilità in un caso definito di particolare efferatezza.
La vicenda giudiziaria non si considera tuttavia conclusa, poiché la difesa dell’imputato ha già annunciato ricorso in Appello. Nel frattempo, la sentenza di primo grado segna un passaggio significativo per i familiari di Sharon, che in aula hanno seguito tutte le fasi del processo.