Bergamo celebra la mezza quaresima tra carri, riti storici e tradizioni popolari

Dal 13 al 15 marzo la città ospita uno degli eventi più attesi dell’anno con sfilate, spettacoli e il tradizionale rogo della Ègia

Bergamo si prepara a vivere uno degli appuntamenti più caratteristici della propria tradizione popolare: la Mezza Quaresima, manifestazione che ogni anno trasforma il centro cittadino in un grande palcoscenico all’aperto. L’edizione 2026, organizzata dal Ducato di Piazza Pontida, si svolgerà dal 13 al 15 marzo e porterà in città migliaia di visitatori, con una partecipazione che nelle scorse edizioni ha raggiunto anche 50 mila persone.

Entrato nel circuito di Carnevalia, l’associazione che riunisce alcuni dei più importanti carnevali storici italiani, il carnevale bergamasco si distingue per la sua forte identità culturale. La festa unisce infatti folklore, spettacolo e riti antichi, mantenendo vive tradizioni che affondano le radici nella storia della città.

Origini antiche tra simboli e rituali

La Mezza Quaresima di Bergamo non nasce come il tradizionale carnevale legato al periodo che precede la Quaresima. Secondo alcune interpretazioni storiche, la sua origine potrebbe essere collegata all’espressione latina “carrus navalis”, ovvero la “nave dei folli”. Si trattava di una processione simbolica che celebrava la fine dell’anno romano, fissata alle Idi di marzo.

Questo passaggio dall’anno vecchio al nuovo era accompagnato da rituali festosi che ribaltavano le regole sociali. Maschere, scherzi, travestimenti e musica rappresentavano un modo per esorcizzare le paure legate al cambiamento e all’incertezza del futuro. Da questo spirito collettivo hanno origine anche i carri allegorici, ancora oggi protagonisti delle celebrazioni.

Accanto alla sfilata dei carri sopravvive una tradizione molto radicata nella cultura locale: il “rasgamènt de la ègia”, un rituale simbolico legato alla purificazione e al rinnovamento che richiama antichi riti di origine dionisiaca.

Il rogo della Ègia, simbolo di rinnovamento

Uno dei momenti più rappresentativi della festa è il rogo della Ègia, figura simbolica che rappresenta i mali e le negatività dell’anno passato. La tradizione di bruciare un fantoccio all’inizio della primavera era diffusa in molte regioni europee già nel Medioevo.

A Bergamo questo rito è rimasto particolarmente vivo durante l’Ottocento, quando la Ègia, raffigurata come una vecchia megera dal corpo caricaturale, veniva simbolicamente squarciata davanti alla folla, distribuendo dolci e frutta secca. Oggi il fantoccio è stato sostituito da un grande pannello artistico realizzato dagli studenti della scuola Fantoni, ma il significato simbolico della cerimonia resta invariato: lasciare alle spalle ciò che appartiene al passato e accogliere il nuovo ciclo con spirito positivo.

Mostre ed eventi culturali

Il programma della manifestazione prenderà il via venerdì 13 marzo con due appuntamenti culturali ospitati allo Spazio Viterbi del Palazzo della Provincia. Nel pomeriggio sarà inaugurata la mostra fotografica “Europa Arcaica” di Manuel Schiavi, un percorso visivo dedicato alle tradizioni popolari e alle maschere rituali presenti in diversi paesi europei.

Nello stesso spazio verrà presentato anche il volume “Felice di essere Musazzi – Un uomo e la sua storia”, dedicato all’attore e regista Felice Musazzi, fondatore della storica compagnia teatrale I Legnanesi, in occasione del centenario della sua nascita.

La parata tra folklore e spettacolo

Il momento più vivace del weekend sarà sabato 14 marzo, quando alle 15.30 partirà da piazza Santo Spirito la tradizionale Parata della gioia. Il corteo attraverserà il centro cittadino fino a piazza Matteotti, animato da gruppi folkloristici, artisti e maschere tradizionali provenienti da diverse realtà italiane e internazionali.

Tra i partecipanti figurano Etno Dim, Tobas del Rosario, Caporales San Simon Sucre e Cochabamba, insieme a figure simbolo della tradizione come Arlecchino Bergamasco, la Compagnia del Re Gnocco di Mapello, gli Tsambal di Castiglione delle Stiviere e gli Zani di Pescorocchiano.

A guidare il corteo saranno le storiche maschere ducali Giopì e Margì, accompagnate dalla banda musicale “La Garibaldina” di Terno d’Isola. Una volta arrivati in piazza Matteotti, la parata si trasformerà in uno spettacolo di musiche e danze popolari.

La festa proseguirà in serata con l’esibizione della band Densità P15, la presentazione dei carri allegorici e l’elezione della “Ègia più bella – Miss Oriocenter 2026”. A seguire si terrà il processo pubblico alla Ègia, che culminerà con la condanna simbolica e il rogo della figura.

Il gran finale con la sfilata dei carri

Domenica 15 marzo sarà dedicata al momento più atteso della manifestazione: la grande sfilata dei carri allegorici, che partirà da viale Papa Giovanni per attraversare il centro cittadino tra musica, scenografie e costumi colorati.

Al termine della parata, intorno alle 18 in piazza Matteotti, verranno premiati i carri e i gruppi partecipanti. La cerimonia sarà guidata dal Duca Smiciatöt, interpretato da Mario Morotti, insieme alle autorità cittadine.

Le t-shirt con il dialetto bergamasco

Tra le novità dell’edizione 2026 spicca anche il lancio di una collezione di t-shirt dedicate ai modi di dire del dialetto bergamasco. Le magliette riportano alcune espressioni popolari, tra cui “L’è ü quarantòt” e “Fà e desfà l’è töt laurà”, e sono state realizzate in collaborazione con la scuola di moda Silv.

Le t-shirt saranno disponibili durante il giorno della sfilata fino a esaurimento scorte, con la possibilità per chi acquisterà l’intera collezione di ottenere anche una maglia in edizione limitata.

In caso di maltempo, gli eventi principali previsti per il 14 e 15 marzo verranno rinviati al 28 e 29 marzo.

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