Femminicidio Sarto, il dolore di Sara del Baretto

Il ricordo della titolare del locale dove lavorava la 41enne: “Non sembrava impaurita, avrei fatto di tutto per aiutarla”

 Emergono testimonianze cariche di dolore e incredulità dopo il femminicidio di Valentina Sarto, la 41enne uccisa a Bergamo. A raccontare uno spaccato della sua vita quotidiana è Sara Mazzoleni, titolare del Baretto Civico 1907, il locale nei pressi dello stadio dove la vittima lavorava da circa due anni.

Il racconto è segnato da commozione e senso di impotenza. “Fa male il pensiero di non essere riuscita a proteggerla”, afferma Sara, ricordando il rapporto stretto costruito nel tempo con Valentina, che la considerava una figura di riferimento, quasi una sorella maggiore.

La notizia della tragedia ha raggiunto Sara mentre si trovava all’estero. Partita per Monaco di Baviera, ha immediatamente fatto ritorno dopo aver appreso quanto accaduto, travolta da uno shock che descrive come un vuoto profondo. Il locale, nel giorno successivo, è rimasto chiuso in segno di lutto, mentre colleghi e clienti si sono ritrovati per condividere ricordi e sostegno reciproco.

Nel suo racconto emerge il ritratto di una donna semplice e laboriosa. Valentina Sarto viene descritta come una persona indipendente, abituata a lavorare e a costruire il proprio percorso, con esperienze anche nel settore dell’assistenza agli anziani prima dell’arrivo al bar. Un carattere spontaneo, diretto, capace di farsi voler bene.

Secondo quanto riferito, alcuni segnali di difficoltà nella relazione con il marito erano percepiti, ma non tali da far pensare a un pericolo imminente. “La vedevamo in crisi, confusa, ma non impaurita”, spiega Sara al Corriere Bergamo, sottolineando come una percezione diversa avrebbe portato a intervenire in modo concreto. “Se avessimo intuito che si sentiva in pericolo, non l’avrei mai mandata a casa da lui”, aggiunge.

Il legame tra le due si esprime anche nei ricordi quotidiani, fatti di momenti semplici e battute condivise. Un rapporto autentico, costruito nel lavoro e nella routine del locale, che Sara definisce come una vera famiglia. All’interno del Baretto, infatti, clienti e dipendenti hanno creato nel tempo un ambiente di forte coesione.

Negli ultimi tempi, Sara stava valutando di aiutare Valentina a trovare un supporto esterno. L’idea era quella di indirizzarla verso un aiuto professionale per affrontare una relazione ormai in crisi, senza però immaginare un epilogo così tragico.

Il ricordo si intreccia con il dolore per una perdita improvvisa e difficile da accettare. “Mi vedeva come la sorella maggiore”, racconta Sara, ripensando alle fotografie insieme e ai gesti di affetto quotidiani. Un legame che rende ancora più profondo il senso di ingiustizia per quanto accaduto.

La testimonianza restituisce l’immagine di una vita interrotta e di una comunità colpita. Il femminicidio di Valentina Sarto lascia un segno profondo, tra ricordi personali e interrogativi che restano aperti, in un contesto che continua a chiedere attenzione e responsabilità collettiva.

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