Il recente pari ad acciuffo al Lecce quinto in classifica (+1) a San Pietro in Lama, domenica mattina, ha consentito alla Primavera dell’Atalanta di conservare la sesta piazza a meno 7 dalla coppia di testa Roma-Fiorentina. Non che i 46 punti raccolti in 31 giornate, alle soglie dell’ultima pausa per i campionati, siano da primato, come del resto le sole 11 vittorie a fronte di ben 7 pareggi, o il quoziente reti di 49 a 41 che racconta bene certe amnesie in fase difensiva. Nondimeno, il gruppo allenato da Giovanni Bosi sembra aver superato l’impasse in cui era precipitato quando impegnato anche in Youth League, partecipazione conclusasi con l’eliminazione nella fase campionato.
La Primavera sull’ottovolante
La dimostrazione della continuità di rendimento e di risultati, più che nella leadership del capocannoniere interno Nicolò Baldo, a quota 12 cioè quasi un quarto del totale, è testimoniata dal fatto che in regular season solo i viola hanno perso meno partite, sei, nonché dalla serie positiva allungata a ben otto turni di cui la metà vittorie. L’infilata di successi con Cesena, Cremonese e Cagliari e la tenuta nel precedente scontro diretto da pari e patta con l’Inter, cui la rotazione del mister romagnolo è appaiata, ha fatto precipitosamente risalire le azioni atalantine in chiave playoff. E dopo la sosta ci sarà posto anche per la semifinale di Coppa Italia a Sassuolo, l’8 aprile, a mezza via tra la capolista giallorossa da affrontare sul Campo 9 di Zingonia e il Milan.
Tra calendario e Camara pronto a esplodere
In casa dei salentini la squadra ha fornito un’aurea riprova di resilienza, dato che nell’ultima ventina abbondante di minuti ha dovuto fare a meno di Pietro Parmiggiani, già ammonito nel primo tempo e destinatario dell’ovvio rosso diretto per l’intervento da tergo su Paco Esteban, aperturista dello score dal dischetto proprio per un fallo di mano dell’ex perno rossonero. Prima, il pari su schema di Nicolò Artesani, trequartista che spesso però gioca mezzala e rialzato dal recente ricorso bosiano al 3-4-2-1 ispirato alla prima squadra, convertito nel sacco da Henry Camara, franco-guineano che tra fisico, rapidità nell’ultimo terzo di campo e tecnica potrebbe spaccare il mondo e invece lo fa soltanto di rado. Il poker complessivo in zona gol, fin qui, non depone certo a suo favore. Si tratta della metà del bottino dello svizzero-albanese Dion Cakolli che ha meno doti di lui. E poi è un 2006.
Tra la sorpresa in canna e altre piacevoli sorprese
L’Under 20 di stanza al Centro Sportivo Bortolotti, comunque, è una scatola cinese di sorpresone. Alle spalle di Edoardo Zanchi è emerso un paratutto molto istintivo come Alessandro Anelli, mentre nel terzetto arretrato Luca Gobbo fa la spola tra braccetto e laterale, posizione contesa tra il consaguineo d’arte Giovanni Percassi, Mattia Arrigoni e Manuel Belli. Sempre dietro, Isaac Collins Isoa è in decisa rampa di lancio, mentre il veterano Gabriel Ramaj è il leader quando manca il perno titolare Manuel Maffessoli. A sinistra, Marco Leandri, ex Brescia, si fa preferire a Mattia Aliprandi, avendo più fisico e più continuità nelle due fasi. Il reparto del centrocampo, invece, è quello che crea più imbarazzo della scelta, tra un regista basso come il catalano Gerard Ruiz de Valdivia, mezze ali come Francesco Gasparello e Samir Mouisse, altra mezza punta o esterno offensivo da 3-5-2, o Filippo Galafassi, quando non ci sono Mattia Pedretti, tra i minorenni dello spogliatoio, o l’Under 23 di ritorno Andrea Bonanomi. Davanti, infine, a parte i due-tre centravanti (Baldo non lo è in senso classico, non è uno spalle alla porta) succitati, i fantasisti, ossia oltre allo stesso Artesani, Davide Bono, forse un po’ leggerino, e Giuseppe Mungari. Se son rose, fioriranno. E quando, se non a Primavera? Da qui alla post season, se ci sarà e comunque sarà, ci sono anche Parma, Torino, Fiorentina, Monza e Juventus di mezzo.
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