La Corte d’assise del Tribunale di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrasci, si è riservata sulla richiesta presentata dalla difesa di Massimo Bossetti per effettuare nuove analisi sui reperti dell’inchiesta sull’omicidio di Yara Gambirasio.
L’istanza è stata avanzata nell’ambito dell’incidente di esecuzione e riguarda alcuni reperti e campioni biologici ancora conservati. La difesa sostiene che le tecnologie oggi disponibili e una rilettura degli accertamenti effettuati negli anni dell’inchiesta possano consentire ulteriori verifiche.
La famiglia Gambirasio, rappresentata dagli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, si oppone alla richiesta. Nel caso in cui la Corte dovesse autorizzare nuovi accertamenti, i legali hanno chiesto di poter avere accesso agli stessi materiali.
Bossetti segue l’udienza dal carcere
Bossetti ha seguito l’udienza da remoto dal carcere di Bollate.
In aula, al fianco dei suoi difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini, era presente il genetista forense Marzio Capra, autore della relazione tecnica depositata dalla difesa.
All’udienza hanno preso parte anche la pm Letizia Ruggeri e, per la parte civile, gli avvocati Pezzotta e Pelillo.
Al centro la traccia 31G20
Uno dei punti principali dell’istanza riguarda la traccia 31G20, individuata sugli slip di Yara.
Da quel campione, secondo la ricostruzione processuale, venne ricavato il profilo genetico denominato “Ignoto 1”, successivamente attribuito a Bossetti.
Il Dna associato alla traccia ha rappresentato uno degli elementi centrali della condanna definitiva all’ergastolo.
Nella relazione presentata in udienza, il genetista Marzio Capra sostiene che esisterebbe una discordanza cronologica relativa agli esiti delle analisi del campione 31G20.
La difesa chiede quindi di poter riesaminare il materiale biologico e la documentazione tecnica collegata.
Gli accertamenti su felpa e giubbotto
Un secondo fronte riguarda alcuni accertamenti effettuati sulla felpa e sul giubbotto indossati da Yara.
Attraverso immagini ad alta risoluzione, Capra ha riletto alcuni risultati delle analisi precedenti e ha indicato elementi che, secondo la difesa, meriterebbero ulteriori verifiche.
Tra gli aspetti richiamati nella relazione c’è anche la possibile presenza di materiale riconducibile a liquido seminale.
La difesa ha citato inoltre il caso di Garlasco come esempio della possibilità di sottoporre a nuove verifiche reperti già analizzati, qualora tecnologie e metodologie successive consentano ulteriori accertamenti.
L’opposizione della famiglia Gambirasio
La parte civile contesta la richiesta di riaprire questo fronte di analisi.
Allo stesso tempo, gli avvocati della famiglia hanno chiesto di poter esaminare gli stessi reperti qualora la Corte dovesse autorizzare gli accertamenti richiesti dalla difesa.
All’uscita dal tribunale, Andrea Pezzotta ha sintetizzato la posizione della famiglia con una frase particolarmente netta:
“Si vuole fare Garlasco 2, ma faremo il possibile per impedirlo”.
La decisione finale sull’istanza spetterà ora alla Corte.
La vicenda giudiziaria
Yara Gambirasio aveva 13 anni quando scomparve il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra.
Il suo corpo venne ritrovato circa tre mesi più tardi, in un campo di Chignolo d’Isola.
Massimo Bossetti è stato successivamente condannato all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio.
La nuova richiesta della difesa non modifica quindi l’esito del processo, ma apre un nuovo passaggio giudiziario relativo alla possibilità di effettuare ulteriori analisi sui reperti ancora disponibili.
La Corte d’assise dovrà ora stabilire se autorizzare o meno gli accertamenti richiesti dalla difesa.
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