Potrebbe esserci una manovra volontaria all’origine dell’esplosione che lunedì 5 ottobre ha devastato un appartamento di via Longo, nel quartiere Borgo Santa Caterina a Bergamo. È uno degli elementi emersi dai primi sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco, che all’interno dell’abitazione al piano rialzato hanno trovato il tubo del gas svitato.
Il dettaglio è ora al centro degli accertamenti della Procura di Bergamo, anche se resta da chiarire un elemento apparentemente significativo: la valvola a farfalla risultava chiusa.
Tre scenari al vaglio degli investigatori
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Emanuele Marchisio e condotte sul campo dalla Squadra Mobile, stanno prendendo in considerazione diverse possibilità.
Tra le ipotesi figura quella di un gesto volontario maturato in un contesto di profondo disagio personale. Non viene però esclusa una fatalità, eventualmente legata a un tentativo maldestro di intervenire sull’impianto, così come resta aperta la possibilità di un’azione deliberata.
La qualificazione giuridica dei fatti è ancora in fase di definizione. Il fascicolo si muove attualmente tra le ipotesi di strage e disastro colposo, in attesa degli ulteriori elementi che arriveranno dagli accertamenti tecnico-scientifici.
Gli accertamenti sul gas
I Vigili del Fuoco dovranno ricostruire con precisione le circostanze che hanno preceduto la deflagrazione.
Tra le verifiche previste ci sono anche quelle relative al flusso di gas e ai consumi dell’utenza nelle ore e nei giorni precedenti all’esplosione.
L’obiettivo è stabilire quanto gas possa essersi accumulato all’interno dei locali prima dell’innesco e ricostruire così la dinamica della violenta esplosione.
Restano gravissime le condizioni dei due inquilini
Nel frattempo restano disperate le condizioni dei due inquilini di origine romena coinvolti nell’esplosione.
La donna è ricoverata al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano e ha riportato ustioni su circa il 90% del corpo.
L’uomo, un operaio di 54 anni, si trova invece ricoverato all’ospedale di Verona, con lesioni che interessano circa metà del corpo.
Secondo quanto emerso finora, i due pagavano regolarmente l’affitto e non risultavano aver avuto problemi con gli altri residenti dello stabile.
Gli investigatori stanno quindi approfondendo soprattutto la loro situazione personale.
I rapporti familiari e le testimonianze
Dai primi riscontri emergerebbe che la coppia ha due figli, con i quali i rapporti sarebbero diventati nel tempo poco frequenti.
La donna, inoltre, avrebbe attraversato da tempo una situazione personale difficile, vivendo in maniera particolarmente isolata e uscendo raramente dall’abitazione.
Alcuni testimoni avrebbero riferito di averli incontrati nelle ore precedenti all’esplosione e di averli trovati apparentemente poco lucidi.
Gli investigatori ascolteranno nelle prossime ore altre persone, tra cui il datore di lavoro dell’uomo e il medico di famiglia, per raccogliere ulteriori elementi utili alla ricostruzione della vicenda.
I danni provocati dall’onda d’urto
L’esplosione ha provocato ingenti danni alle pareti e alle finiture interne dell’edificio.
I controlli effettuati sulla struttura hanno però escluso, secondo quanto emerso, problemi complessivi di tenuta della palazzina.
Il danno principale riguarda la soletta tra il piano terra e il primo piano.
Un elemento particolare riguarda la presenza nell’appartamento di numerose pareti divisorie in cartongesso. Secondo i tecnici, queste strutture avrebbero contribuito a disperdere parte della forza dell’onda d’urto, evitando conseguenze ancora più gravi sull’edificio.
La deflagrazione è stata comunque abbastanza potente da piegare la porta blindata dell’appartamento e provocare seri danni anche all’impianto dell’ascensore, alla portineria e al vano scale.
Il portinaio aveva sentito odore di gas
Tra le testimonianze raccolte c’è anche quella del portinaio dello stabile.
L’uomo ha riferito di aver bussato alla porta dell’appartamento pochi minuti prima dell’esplosione, dopo aver avvertito un forte odore di gas.
Un elemento che potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione della sequenza degli eventi, ma che dovrà essere valutato insieme agli altri risultati delle indagini.
Evacuati una ventina di residenti
L’esplosione ha reso necessaria anche l’evacuazione immediata di circa venti residenti.
Durante la notte, le persone sfollate sono state sistemate in diverse strutture ricettive della città, tra cui il Central Hostel, gli NH Hotels e l’Hotel Excelsior San Marco.
L’accoglienza è stata resa possibile anche grazie alla disponibilità del direttore di Oriocenter, Ruggero Pizzagalli.
Mentre proseguono gli accertamenti tecnici e investigativi, resta quindi ancora da chiarire la causa precisa della deflagrazione. Il ritrovamento del tubo del gas svitato rappresenta uno degli elementi principali dell’inchiesta, ma non consente ancora di stabilire quale sia stata la dinamica che ha portato all’esplosione.
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