Rovetta, oltre 500mila euro spariti dalle Poste: dieci posizioni sotto esame

L'ex direttrice Paola Cavaliere, licenziata a settembre, respinge le accuse. Due coniugi di 84 anni denunciano ammanchi per 148mila euro. Proseguono gli accertamenti dei carabinieri

 Si allarga il quadro delle verifiche sui presunti ammanchi nei conti dei risparmiatori dell’ufficio postale di Rovetta, in provincia di Bergamo. Le posizioni interessate dalle anomalie individuate attraverso i controlli interni di Poste Italiane sarebbero almeno dieci, per un importo complessivo che raggiungerebbe 500mila euro.

Al centro della vicenda si trova Paola Cavaliere, quarantenne residente a Fino del Monte ed ex direttrice della sede postale di Rovetta, licenziata dalla società nel mese di settembre dopo l’emersione delle prime irregolarità.

La donna respinge le contestazioni e nega di essersi appropriata dei risparmi dei clienti. In particolare, contesta la ricostruzione fornita da due pensionati di 84 anni che hanno denunciato la scomparsa di 148mila euro dai rispettivi rapporti postali.

«Non ho in alcun modo sottratto queste somme», ha dichiarato l’ex responsabile dell’ufficio, sostenendo che i prelievi sarebbero stati effettuati dagli stessi titolari dei conti.

La vicenda è ora al centro degli accertamenti dei carabinieri, mentre Poste Italiane ha presentato una propria denuncia e si è dichiarata disponibile a risarcire i clienti per gli ammanchi accertati.

Dieci posizioni con anomalie per almeno mezzo milione di euro

Le verifiche interne avviate da Poste Italiane avrebbero fatto emergere irregolarità su circa dieci posizioni riconducibili a risparmiatori che si erano affidati all’ufficio di Rovetta.

La somma complessiva degli ammanchi individuati sarebbe pari ad almeno 500mila euro, anche se il quadro potrebbe evolvere con il proseguimento degli accertamenti.

Al momento risultano trasmesse alla Procura le denunce di due coniugi ottantaquattrenni e quella della stessa società postale.

Non è escluso, tuttavia, che altri clienti possano decidere di rivolgersi alle forze dell’ordine dopo aver appreso della vicenda.

L’attenzione degli investigatori si concentra sulla documentazione relativa ai rapporti postali, sulle operazioni di prelievo e sulle eventuali discrepanze tra le movimentazioni registrate e quelle riconosciute dai titolari.

La presenza di più posizioni da verificare rende l’indagine più ampia rispetto al solo caso della coppia che ha già presentato denuncia.

Resta da stabilire, per ciascun rapporto, l’origine delle anomalie e l’eventuale esistenza di responsabilità individuali.

La replica di Paola Cavaliere: «Non ho sottratto denaro»

L’ex direttrice ha deciso di rispondere pubblicamente alle accuse, respingendo la ricostruzione secondo cui avrebbe sottratto denaro dai conti dei clienti.

In riferimento ai due pensionati che hanno denunciato la scomparsa dei risparmi, Cavaliere ha dichiarato:

«Non ho in alcun modo sottratto queste somme e ho già chiarito che queste persone hanno prelevato tantissimi soldi in presenza di altre impiegate».

La donna sostiene quindi che le movimentazioni contestate sarebbero state eseguite direttamente dai titolari dei rapporti postali.

Si tratta di una versione opposta a quella fornita dai coniugi, che negano di aver effettuato i numerosi prelievi risultanti dalla documentazione.

Le dichiarazioni dell’ex direttrice costituiscono la sua posizione difensiva e dovranno essere confrontate con gli elementi raccolti dagli investigatori.

Cavaliere ha inoltre respinto le altre contestazioni circolate in relazione alla gestione dei risparmi dei clienti.

«Io non ho fatto nulla, tutto questo non è stato in alcun modo accertato», ha affermato.

La responsabilità penale dell’ex dipendente non è stata accertata e resta valida la presunzione di innocenza.

I due pensionati denunciano la scomparsa di 148mila euro

Tra le vicende emerse, quella di una coppia di 84 anni rappresenta il caso documentato con maggiore dettaglio nelle denunce.

Il marito sostiene di aver perso 90mila euro, mentre la moglie segnala un ammanco di 58mila euro.

Complessivamente, i due coniugi ritengono quindi di essere stati privati di 148mila euro.

Si tratta di risparmi accumulati nel corso della vita e conservati attraverso libretti e altri strumenti postali.

L’uomo ha raccontato ai carabinieri di aver scoperto soltanto durante i controlli di non risultare più titolare dei prodotti nei quali credeva di avere investito il proprio denaro.

«Ho scoperto con grande sorpresa e sconforto di non essere più titolare di alcun libretto postale, di alcun buono postale, di alcun deposito titoli: insomma, di nulla», ha dichiarato nella denuncia.

Secondo il suo racconto, i risparmi erano stati lasciati depositati perché le spese quotidiane venivano sostenute con la pensione.

La scoperta avrebbe quindi rappresentato una sorpresa particolarmente grave per la coppia.

Oltre 150 prelievi contestati sui rapporti del marito

Uno degli elementi principali della denuncia riguarda il numero delle operazioni registrate sui rapporti intestati al pensionato.

Su un primo libretto risultano 87 prelievi effettuati tra febbraio 2023 e giugno 2024.

Su un secondo rapporto, invece, sarebbero state registrate 63 operazioni tra maggio e settembre 2024.

Il totale raggiunge così 150 prelievi, che il titolare afferma di non aver mai disposto.

Entrambi i rapporti sarebbero stati chiusi nel novembre 2025, dopo l’esaurimento delle somme depositate.

L’uomo sostiene inoltre di essere stato convinto che il denaro fosse stato trasferito e riunito su un altro libretto, già esistente.

La ricostruzione dei movimenti bancari e postali sarà determinante per verificare chi abbia effettivamente autorizzato le operazioni.

Un ulteriore elemento riguarda le firme presenti sulla documentazione, che i coniugi dichiarano di non riconoscere come proprie.

Diciannove operazioni contestate anche dalla moglie

Le anomalie segnalate non riguardano soltanto i rapporti intestati al marito.

Sul libretto della moglie sarebbero stati registrati 19 prelievi tra la fine del 2022 e maggio 2024.

Gli importi delle singole operazioni sarebbero compresi tra 1.000 e 7.000 euro.

Secondo la denuncia, anche queste movimentazioni non sarebbero state autorizzate dalla titolare.

Il totale delle somme contestate dalla donna raggiunge 58mila euro.

La coppia sostiene di non aver mai effettuato le operazioni che avrebbero progressivamente ridotto i propri risparmi.

La versione è contestata dall’ex direttrice, che afferma invece che i due pensionati avrebbero prelevato il denaro personalmente, anche davanti ad altre dipendenti.

La verifica di queste dichiarazioni costituisce uno dei passaggi centrali degli accertamenti.

I lavori al tetto e la richiesta di 10mila euro

La vicenda sarebbe emersa in seguito a una necessità concreta della coppia: effettuare alcuni lavori di manutenzione alla propria abitazione.

Nel gennaio 2026 il marito avrebbe chiesto di poter disporre di 10mila euro per contribuire alle spese di rifacimento del tetto.

Secondo la denuncia, era la prima volta che richiedeva una somma dai risparmi trasferiti all’ufficio di Rovetta tra il 2022 e il 2023.

L’ex direttrice gli avrebbe proposto di ricevere il denaro in quattro versamenti da 2.500 euro ciascuno.

Le somme sarebbero state consegnate alla moglie in buste di carta recanti il timbro dell’ufficio postale, tra gennaio e aprile.

Proprio una difficoltà emersa in occasione della terza consegna avrebbe contribuito a far partire le verifiche.

Secondo la ricostruzione riportata, il denaro consegnato ai coniugi non sarebbe provenuto dai loro risparmi, ormai esauriti, ma dalla disponibilità corrente dell’ufficio.

Si tratta di circostanze che dovranno essere chiarite nell’ambito dell’indagine.

Dal trasferimento dei risparmi alla scoperta delle anomalie

Il rapporto di fiducia tra la coppia e l’ex direttrice avrebbe avuto un ruolo importante nella vicenda.

Tra il 2022 e il 2023, il marito aveva trasferito i propri risparmi a Rovetta da un altro ufficio postale della Val Seriana.

Secondo il racconto dei pensionati, la scelta era stata motivata dalla fiducia riposta nella responsabile della sede.

I due coniugi ritenevano che il proprio denaro fosse ancora depositato e investito attraverso strumenti postali.

Soltanto dopo l’avvio degli accertamenti interni avrebbero scoperto che la situazione risultante dai sistemi non corrispondeva alle loro convinzioni.

La denuncia del marito risale alla fine di giugno ed è stata seguita da quella della moglie.

Anche Poste Italiane ha successivamente presentato una denuncia.

Le dichiarazioni dei risparmiatori e la documentazione delle operazioni costituiscono ora elementi da esaminare per ricostruire quanto accaduto.

Cavaliere allontanata dalla clientela e poi licenziata

Sul piano lavorativo, Poste Italiane aveva già adottato provvedimenti nei confronti dell’ex direttrice prima che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

Dopo le prime irregolarità emerse durante l’estate, Cavaliere era stata trasferita dall’ufficio di Rovetta e allontanata dalle attività a diretto contatto con la clientela.

Il rapporto di lavoro è stato successivamente interrotto.

Il licenziamento è arrivato nel mese di settembre.

La quarantenne, residente a Fino del Monte, aveva lavorato in passato anche come portalettere a Clusone.

Il provvedimento adottato dalla società riguarda il rapporto di lavoro e deve essere distinto dagli accertamenti penali, ancora in corso.

Poste Italiane si è dichiarata parte danneggiata dalla vicenda e ha manifestato la disponibilità a rimborsare le somme spettanti ai clienti in relazione agli ammanchi accertati.

Risparmiatori coinvolti anche a Fino del Monte

Le verifiche non sembrerebbero limitarsi ai residenti di Rovetta.

Secondo le informazioni emerse, alcune delle posizioni interessate dalle anomalie riguarderebbero risparmiatori di Fino del Monte, il paese nel quale vive l’ex direttrice.

Tra le situazioni da chiarire figurerebbe anche quella di una donna che avrebbe ricevuto buoni postali successivamente sospettati di non essere autentici.

Si tratta di una circostanza ancora da verificare, sulla quale non risultano accertamenti definitivi.

La fiducia personale nei confronti dell’ex responsabile dell’ufficio avrebbe contribuito a orientare alcuni clienti verso la sede di Rovetta.

Cavaliere nega anche queste contestazioni, ribadendo che non sarebbe stato dimostrato alcun comportamento illecito da parte sua.

Le verifiche dovranno quindi distinguere le singole posizioni e accertare se vi siano effettivamente anomalie riconducibili a condotte penalmente rilevanti.

La vicenda arriva ai sindaci del territorio

La notizia dei presunti ammanchi si è rapidamente diffusa tra Rovetta e i comuni vicini.

Il sindaco di Rovetta, Mauro Marinoni, ha spiegato di essere venuto a conoscenza della vicenda attraverso una segnalazione del collega di Songavazzo, che gli aveva inoltrato un articolo di giornale.

Anche il primo cittadino di Fino del Monte, Giulio Scandella, ha riferito di aver appreso della situazione dopo il licenziamento dell’ex direttrice.

La diffusione della notizia ha attirato l’attenzione dei residenti e di chi frequenta abitualmente la zona montana.

Il numero dei risparmiatori potenzialmente interessati rimane uno degli aspetti ancora da definire.

Le circa dieci posizioni emerse dai controlli interni non corrispondono necessariamente ad altrettante denunce già presentate.

Al momento, infatti, gli atti trasmessi alla Procura comprendono le querele dei due pensionati e quella di Poste Italiane.

Le ipotesi di reato e gli accertamenti ancora aperti

La vicenda presenta diversi aspetti che dovranno essere approfonditi sul piano giudiziario.

Tra le possibili ipotesi di reato vengono indicate peculato e falso, in relazione alla natura del servizio postale e alle firme contestate dai titolari dei rapporti.

La qualificazione giuridica definitiva delle eventuali condotte spetterà comunque all’autorità giudiziaria.

Le indagini dovranno accertare chi abbia disposto i prelievi, se le firme siano autentiche e quale sia stata la destinazione delle somme.

Un ulteriore punto riguarda la verifica degli strumenti di risparmio che alcuni clienti ritenevano ancora attivi.

Per i due coniugi di 84 anni, la questione principale resta la scomparsa dei 148mila euro che affermano di non aver mai ritirato.

Per l’ex direttrice, invece, le operazioni sarebbero state effettuate dai clienti stessi.

Le due ricostruzioni sono incompatibili e richiedono riscontri documentali e testimoniali.

Poste Italiane pronta ai rimborsi, si attendono nuovi sviluppi

La società postale ha manifestato la disponibilità a risarcire i risparmiatori per gli ammanchi che saranno riconosciuti.

L’importo complessivo individuato dalle verifiche interne raggiungerebbe almeno mezzo milione di euro, ma non è escluso che il quadro possa cambiare con l’esame di ulteriori posizioni.

I carabinieri stanno lavorando sulla documentazione e sulle denunce già raccolte.

La diffusione della notizia potrebbe inoltre portare altri clienti a verificare la propria situazione e, qualora emergessero irregolarità, a presentare segnalazioni.

Paola Cavaliere continua a negare ogni appropriazione di denaro, sostenendo che i prelievi contestati siano stati effettuati dai titolari dei conti.

La vicenda rimane quindi aperta, con versioni contrapposte e numerosi elementi ancora da chiarire.

Saranno gli accertamenti dell’autorità giudiziaria a stabilire se siano stati commessi reati e a individuare eventuali responsabilità.

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