È stato rimpatriato in Nigeria l’uomo che a settembre aveva lanciato tegole e altri oggetti contro gli agenti di polizia dal tetto di un edificio disabitato a Bergamo. Il cittadino nigeriano, nato nel 1993, è stato accompagnato all’aeroporto di Milano Malpensa dopo la scarcerazione e l’emissione del provvedimento di espulsione.
L’operazione rientra in una serie di interventi effettuati dalla Polizia di Stato tra giovedì 8 e venerdì 9 ottobre, durante i quali sono stati eseguiti complessivamente quattro rimpatri.
Oltre all’uomo coinvolto negli episodi di settembre, i provvedimenti hanno riguardato un altro cittadino nigeriano, una donna albanese e una cittadina venezuelana.
Le quattro procedure sono state avviate per situazioni giuridiche differenti, legate alla revoca o alla cessazione di titoli di soggiorno, a precedenti penali e alla violazione delle norme sull’ingresso e sulla permanenza in Italia.
Dall’arresto sul tetto al rimpatrio in Nigeria
Il caso più noto riguarda il cittadino nigeriano arrestato il 13 settembre a Bergamo dopo un intervento delle forze dell’ordine particolarmente complesso.
L’uomo si trovava all’interno di un edificio disabitato quando era nata una situazione di tensione con gli operatori intervenuti sul posto.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il cittadino straniero avrebbe inizialmente minacciato e aggredito gli agenti.
Successivamente si era rifugiato sul tetto dell’immobile, rifiutandosi di scendere.
Dall’alto aveva iniziato a scagliare tegole e altri oggetti contro le forze dell’ordine, arrivando a colpire uno degli operatori.
L’episodio aveva richiesto un intervento prolungato e aveva provocato ripercussioni sulla circolazione nella zona interessata.
La situazione era stata risolta soltanto dopo una lunga attività di negoziazione, che aveva consentito di riportare l’uomo a terra e concludere l’intervento.
L’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale
Al termine dei fatti di settembre, il cittadino nigeriano era stato arrestato con le contestazioni di resistenza e lesioni personali a pubblico ufficiale.
Successivamente era stata disposta nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.
L’uomo, nato nel 1993, era arrivato in Italia nel 2016 attraverso Lampedusa.
Al momento dell’arresto risultava titolare di un permesso di soggiorno, successivamente revocato.
La permanenza in carcere è proseguita fino alla cessazione delle esigenze cautelari che avevano giustificato la misura.
La scarcerazione è avvenuta giovedì 8 ottobre, senza che questo comportasse automaticamente la possibilità di rimanere sul territorio italiano.
Il personale della Questura di Bergamo ha infatti avviato gli accertamenti necessari per verificare la posizione amministrativa dell’uomo e procedere con l’espulsione.
È importante distinguere il procedimento penale relativo agli episodi di settembre dal provvedimento amministrativo di allontanamento: la cessazione della custodia cautelare non equivale a una decisione definitiva sulla responsabilità penale.
Espulsione dopo la scarcerazione: le procedure
Dopo l’uscita dal carcere, il cittadino nigeriano è stato rintracciato dagli operatori della Questura.
La revoca del permesso di soggiorno ha consentito di avviare le procedure amministrative previste per il suo allontanamento dall’Italia.
È stato acquisito il decreto di espulsione emesso dal prefetto, seguito dalla convalida dell’accompagnamento alla frontiera da parte del giudice di pace.
Completati questi passaggi, gli agenti hanno organizzato il trasferimento verso l’aeroporto di Milano Malpensa.
L’uomo è stato scortato fino allo scalo, dal quale è partito su un volo diretto in Nigeria.
Nei suoi confronti è stato disposto anche un divieto di reingresso in Italia della durata di cinque anni.
Il provvedimento impedisce il ritorno sul territorio nazionale per il periodo stabilito, salvo le eventuali eccezioni consentite dalla normativa.
L’operazione ha quindi concluso la procedura di rimpatrio avviata dopo la scarcerazione.
Rimpatriata anche una cittadina albanese
Tra i quattro provvedimenti eseguiti dalla Questura di Bergamo figura anche quello riguardante una cittadina albanese nata nel 1998.
La donna risultava gravata da precedenti penali ed era destinataria di una pena complessiva di sette anni, tre mesi e tre giorni di reclusione.
Secondo le informazioni diffuse, le condanne riguardavano diversi reati.
Tra questi figuravano produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, oltre a evasione e detenzione abusiva di armi.
La Questura ha esaminato la posizione della donna e completato gli accertamenti amministrativi e giudiziari necessari.
Successivamente è stato eseguito il provvedimento di espulsione.
La cittadina albanese è stata accompagnata alla frontiera e rimpatriata nel Paese d’origine.
La procedura è stata condotta nel rispetto degli adempimenti previsti per l’esecuzione dell’allontanamento dal territorio nazionale.
Espulso un altro cittadino nigeriano di 50 anni
Un terzo rimpatrio ha riguardato un uomo nigeriano di 50 anni, la cui posizione era legata alla cessazione di una forma di protezione internazionale.
In passato, al cittadino straniero era stato riconosciuto lo status di protezione sussidiaria.
Successivamente, la Commissione territoriale di Brescia aveva disposto la cessazione della protezione precedentemente concessa.
Il provvedimento ha modificato la posizione amministrativa dell’uomo rispetto alla possibilità di soggiornare regolarmente in Italia.
Completate le verifiche previste, la Questura ha proceduto con l’espulsione.
L’accompagnamento alla frontiera è stato effettuato l’8 ottobre attraverso l’aeroporto di Milano Malpensa.
Da qui il cinquantenne è stato rimpatriato in Nigeria.
Nei suoi confronti è stato inoltre stabilito un divieto di reingresso in Italia per tre anni.
Il caso si distingue da quello del connazionale arrestato a settembre, sia per i presupposti del provvedimento sia per la durata del divieto di rientro.
La cessazione della protezione sussidiaria
La posizione del cinquantenne nigeriano riguarda un aspetto specifico della normativa sull’immigrazione.
La protezione sussidiaria è una forma di tutela riconosciuta a cittadini stranieri che, pur non possedendo i requisiti per ottenere lo status di rifugiato, rischierebbero un danno grave in caso di ritorno nel Paese d’origine.
Il riconoscimento della protezione non è necessariamente permanente, poiché la normativa prevede la possibilità di riesaminare le condizioni che ne avevano determinato la concessione.
La cessazione viene valutata dalle autorità competenti secondo le procedure previste dalla legge.
Nel caso del cittadino nigeriano rimpatriato da Bergamo, la decisione era stata adottata dalla Commissione territoriale di Brescia.
Non sono stati comunicati ulteriori dettagli sulle motivazioni specifiche che hanno portato alla cessazione dello status.
L’esecuzione del rimpatrio è avvenuta dopo il completamento degli accertamenti amministrativi.
Allontanata dall’Italia una cittadina venezuelana
Il quarto provvedimento ha interessato una cittadina venezuelana nata nel 1997.
La sua posizione era differente rispetto a quelle degli altri tre cittadini stranieri.
Secondo quanto riferito dalla polizia, la donna si era trattenuta in Italia in violazione delle disposizioni che regolano i soggiorni di breve durata.
Le norme sull’ingresso e sulla permanenza prevedono limiti temporali e condizioni specifiche per i cittadini di Paesi extraeuropei.
Quando tali condizioni non vengono rispettate, possono essere avviate le procedure di allontanamento previste dalla legislazione vigente.
Nel caso della cittadina venezuelana, la Questura ha completato gli adempimenti necessari e ha dato esecuzione al provvedimento di espulsione.
La donna è stata quindi allontanata dal territorio nazionale.
Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla durata della permanenza irregolare o sulle modalità del trasferimento.
Quattro rimpatri in due giorni a Bergamo
Le operazioni dell’8 e 9 ottobre hanno riguardato complessivamente quattro cittadini stranieri di tre diverse nazionalità.
Due uomini provenivano dalla Nigeria, una donna dall’Albania e una dal Venezuela.
Le situazioni amministrative e giudiziarie alla base dei provvedimenti erano differenti.
Nel caso del cittadino nigeriano coinvolto nell’episodio delle tegole, l’espulsione è seguita alla revoca del permesso di soggiorno e alla scarcerazione.
Per il cinquantenne connazionale, invece, il rimpatrio è stato disposto dopo la cessazione della protezione sussidiaria.
La cittadina albanese risultava destinataria di condanne per diversi reati, mentre quella venezuelana aveva violato le regole relative al soggiorno di breve durata.
Le operazioni sono state eseguite dalla Polizia di Stato attraverso le procedure previste dalla normativa italiana sull’immigrazione.
Il ruolo della Questura e delle autorità competenti
L’esecuzione dei rimpatri richiede una serie di verifiche e adempimenti che coinvolgono differenti autorità.
Nel caso dell’uomo arrestato a settembre, il percorso ha compreso la scarcerazione, la verifica della posizione amministrativa, l’adozione del decreto prefettizio e la convalida giudiziaria dell’accompagnamento alla frontiera.
Il trasferimento all’aeroporto di Malpensa è stato effettuato con la scorta degli operatori di polizia.
Anche gli altri provvedimenti sono stati eseguiti dopo il completamento degli accertamenti previsti.
Le modalità di allontanamento dipendono dalla situazione individuale e dalla natura del provvedimento.
Le quattro operazioni confermano quindi l’importanza della verifica delle singole posizioni giuridiche prima dell’esecuzione dei rimpatri.
Bergamo, conclusa la procedura per l’uomo delle tegole
Il rimpatrio del cittadino nigeriano nato nel 1993 chiude, sotto il profilo amministrativo, una vicenda che aveva attirato l’attenzione a Bergamo nel mese di settembre.
L’uomo era stato protagonista di un intervento particolarmente delicato, durante il quale aveva raggiunto il tetto di un edificio disabitato e lanciato oggetti contro gli agenti.
Dopo la scarcerazione e la revoca del titolo di soggiorno, è stato accompagnato in Nigeria con un divieto di rientro in Italia per cinque anni.
Nello stesso periodo, la Questura ha portato a termine altri tre provvedimenti di espulsione.
Il bilancio delle attività svolte tra l’8 e il 9 ottobre è quindi di quattro rimpatri eseguiti, ciascuno sulla base di una specifica posizione amministrativa o giudiziaria.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.