A un anno dalla morte di Pamela Genini, la famiglia torna a parlare di una vicenda che continua a essere segnata da dolore, interrogativi e procedimenti giudiziari ancora aperti. È la madre Una Smirnova a rompere il silenzio, ricordando la figlia e denunciando quella che considera una nuova sofferenza provocata dalla diffusione di ricostruzioni e voci che la famiglia giudica infondate.
“Il nostro è un dolore senza fine”, ha dichiarato la madre della giovane, mentre a Milano prosegue il processo nei confronti di Gianluca Soncin, imputato per omicidio volontario aggravato. Il dibattimento è ancora in corso e, secondo quanto riportato, una sentenza non è attesa prima del 2027.
Il caso del Codice Rosso
Tra gli interrogativi che rimangono sul tavolo c’è quello relativo alla mancata attivazione del Codice Rosso.
Pamela, nei mesi precedenti alla sua morte, si era presentata al Pronto Soccorso di Seriate con un dito fratturato e diversi lividi sul corpo. Secondo quanto riferito dalla famiglia, nel questionario di valutazione del rischio erano emersi quattro indicatori considerati particolarmente significativi: gelosia, minacce, escalation della violenza e il timore concreto che il compagno potesse ucciderla.
Nonostante l’intervento dei carabinieri tra Cervia e Seriate, il verbale, secondo la ricostruzione riportata, non sarebbe arrivato alle Procure di Bergamo e Ravenna.
Da qui è nata la domanda più dolorosa per la famiglia: la morte di Pamela poteva essere evitata?
La madre ritiene che la risposta sia sì. Sul mancato avvio della procedura è stato inoltre presentato un esposto dall’avvocato della famiglia, Nicodemo Gentile, con l’obiettivo di fare luce su quanto accaduto.
La profanazione della tomba
Alla vicenda dell’omicidio si è aggiunto successivamente un altro capitolo, quello della profanazione della tomba di Pamela Genini.
L’unico indagato per questo episodio è Francesco Dolci, che continua a proclamarsi innocente e a respingere le accuse.
Secondo le testimonianze citate nell’inchiesta, Dolci era stato prima amico e poi ex fidanzato di Pamela e sarebbe diventato successivamente una presenza sempre più ossessiva.
L’indagine sulla profanazione non è ancora conclusa. I termini per la chiusura delle indagini scadono a giugno del prossimo anno, con la possibilità di una richiesta di proroga.
La pista del presunto movente economico
Dolci ha sostenuto anche pubblicamente una ricostruzione alternativa, collegando la vicenda a un presunto movente economico.
Secondo la sua tesi, una presunta organizzazione criminale avrebbe sfruttato Pamela e sarebbe successivamente interessata a recuperare un ipotetico “tesoretto”.
Questa ricostruzione, secondo quanto riportato, non avrebbe trovato finora riscontri nell’attività investigativa condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi.
Dolci continua comunque a respingere le accuse e sostiene che, a suo giudizio, non siano emersi elementi concreti a suo carico.
Il nuovo elemento del Dna
Tra gli ultimi sviluppi dell’indagine c’è anche una traccia di Dna individuata su un nastro adesivo.
Il profilo dovrà essere comparato con quello dell’indagato per verificare eventuali corrispondenze. Al momento, dunque, l’accertamento non consente di trarre conclusioni definitive.
Dolci, dal canto suo, sostiene che il Dna individuato sarebbe di origine femminile.
Saranno quindi gli ulteriori accertamenti tecnici a stabilire l’effettiva rilevanza della traccia nell’ambito dell’inchiesta.
Il processo per la morte di Pamela
Parallelamente, a Milano continua il processo nei confronti di Gianluca Soncin, accusato dell’omicidio di Pamela Genini.
Il procedimento giudiziario rappresenta il principale fronte aperto per stabilire le responsabilità legate alla morte della giovane, mentre la famiglia deve contemporaneamente affrontare il dolore per la perdita e le vicende successive legate alla sua tomba.
A un anno dalla scomparsa, le parole della madre riportano quindi l’attenzione soprattutto sulla dimensione umana della vicenda. Per i familiari, oltre all’attesa delle decisioni della giustizia, resta il peso di una perdita che continua a essere accompagnata da interrogativi e da nuove ferite.
Le indagini sulla profanazione e il processo per l’omicidio seguono percorsi distinti e dovranno ancora chiarire diversi aspetti. Le responsabilità delle persone coinvolte restano oggetto dei rispettivi procedimenti giudiziari e, nel caso dell’indagato per la profanazione, delle attività investigative ancora in corso.
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