Esplosione a Bergamo, coppia indagata per strage: fuga di gas volontaria

Svolta nelle indagini sulla deflagrazione di via Longo: secondo la Procura, il metano sarebbe stato liberato intenzionalmente. Decisivi i rilievi dei vigili del fuoco e i sette metri cubi di gas fuoriusciti

ESPLOSIONE VIA LONGO

La fuga di gas che ha provocato l’esplosione del 5 ottobre nel condominio Plorzano, in via Longo 9 a Bergamo, sarebbe stata provocata volontariamente. È questa l’ipotesi sulla quale si stanno concentrando gli investigatori, dopo i primi risultati degli accertamenti tecnici effettuati dai vigili del fuoco.

La Procura ha deciso di modificare la contestazione iniziale, passando dal reato di disastro colposo a quello di strage. Il fascicolo è seguito dal pubblico ministero Emanuele Marchisio, che avrebbe maturato la nuova valutazione dopo aver ricevuto una relazione preliminare del Nucleo investigativo antincendio regionale (Nia).

Restano indagati i due coniugi che abitavano nell’appartamento devastato dalla deflagrazione: un elettricista di 55 anni e la moglie di 51, entrambi di origine romena.

Secondo l’ipotesi investigativa, la coppia potrebbe aver tentato di togliersi la vita, provocando una fuoriuscita di metano all’interno dell’abitazione. Le circostanze esatte dell’accaduto devono però ancora essere chiarite.

Sette metri cubi di metano fuoriusciti in un’ora e mezza

Come sottolinea L’Eco di Bergamo, uno degli elementi che hanno portato la Procura a rivedere l’impostazione dell’indagine riguarda la quantità di gas dispersa nell’appartamento.

Secondo gli accertamenti tecnici, circa sette metri cubi di metano sarebbero fuoriusciti nell’arco di almeno un’ora e mezza.

Si tratta di una quantità considerevole, indicata come pari a circa il doppio del consumo medio giornaliero di una famiglia di quattro persone.

Per gli investigatori, anche la durata della dispersione rappresenta un elemento significativo.

Un intervallo così prolungato renderebbe infatti meno plausibile, secondo la ricostruzione accusatoria, l’ipotesi di una semplice disattenzione.

Il metano avrebbe progressivamente saturato gli ambienti dell’appartamento, creando le condizioni per una violenta esplosione.

La combinazione tra quantità di gas e tempo di fuoriuscita costituisce uno dei principali indizi a sostegno della presunta volontarietà del gesto.

Il tubo svitato e la pinza trovata nell’appartamento

La relazione del Nia avrebbe evidenziato ulteriori circostanze considerate rilevanti.

Durante i sopralluoghi, i tecnici hanno trovato un tubo del gas svitato, con una pinza nelle vicinanze.

Gli accertamenti avrebbero inoltre escluso la presenza di guasti lungo la conduttura a monte dell’impianto domestico.

Questi elementi hanno contribuito a orientare l’indagine verso l’ipotesi di una manomissione intenzionale.

La presenza di una valvola a farfalla in posizione chiusa, secondo la valutazione del pubblico ministero, non sarebbe sufficiente a modificare il quadro degli indizi raccolti.

L’assenza di anomalie nella rete di alimentazione e le condizioni del collegamento del gas sono considerate compatibili con un intervento volontario.

Resta comunque necessario ricostruire con precisione la successione degli eventi e stabilire le eventuali responsabilità individuali.

L’esplosione del 5 ottobre e i nove feriti

La deflagrazione aveva colpito il condominio Plorzano di via Longo, causando gravi danni all’appartamento nel quale vivevano i due indagati.

Il bilancio dell’episodio è stato di nove persone ferite, senza vittime.

Le conseguenze più gravi hanno riguardato proprio i due coniugi.

La donna, 51 anni, è stata ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano con ustioni estese ad almeno il 75% della superficie corporea.

Il marito, 55 anni, è stato invece trasferito all’ospedale Borgo Trento di Verona, con ustioni che interessano circa il 15% del corpo.

Altri sette residenti del condominio hanno riportato ferite lievi.

L’esplosione ha quindi coinvolto non soltanto l’abitazione nella quale si sarebbe verificata la dispersione di metano, ma anche persone che si trovavano negli altri appartamenti dell’edificio.

È proprio il pericolo corso dagli altri condomini ad assumere particolare rilievo nella nuova contestazione formulata dalla Procura.

La Procura ipotizza un tentativo di suicidio

Secondo gli investigatori, la fuga di gas potrebbe essere collegata a un gesto autolesivo della coppia.

Dalle informazioni raccolte sarebbe emerso un periodo di difficoltà personali, con problemi legati all’alcol per entrambi i coniugi.

La donna, inoltre, risultava seguita da un Centro psicosociale.

Questi elementi vengono valutati dagli inquirenti nel contesto dell’ipotesi di un tentativo di suicidio, ma non costituiscono di per sé una prova delle intenzioni dei due indagati.

La ricostruzione rimane provvisoria e dovrà essere approfondita anche attraverso le loro eventuali dichiarazioni.

Al momento, le condizioni di salute dei coniugi non avrebbero ancora consentito di procedere agli interrogatori.

Gli investigatori attendono quindi di poter acquisire ulteriori elementi direttamente dalle persone coinvolte.

Da chiarire come sia partita la scintilla

Uno dei principali interrogativi riguarda il momento in cui il metano accumulato nell’appartamento ha preso fuoco.

La Procura deve ancora stabilire se l’innesco dell’esplosione sia stato intenzionale oppure accidentale.

Tra le ipotesi considerate figura l’azionamento di un interruttore della luce quando l’ambiente era già saturo di gas.

Un’altra possibilità riguarda l’attivazione automatica di un elettrodomestico, che potrebbe aver prodotto la scintilla necessaria alla deflagrazione.

La distinzione è importante per comprendere la dinamica dell’accaduto.

Gli investigatori stanno infatti cercando di stabilire se i due coniugi intendessero provocare direttamente un’esplosione oppure se l’obiettivo ipotizzato fosse l’inalazione del gas.

In quest’ultimo scenario, la deflagrazione potrebbe essere stata una conseguenza non prevista della dispersione.

La presunta volontarietà della fuoriuscita di metano non chiarisce automaticamente le modalità con cui si è verificato l’innesco.

Saranno gli ulteriori accertamenti tecnici e le eventuali dichiarazioni degli indagati a contribuire alla ricostruzione.

Perché viene contestato il reato di strage

Il passaggio dal disastro colposo alla strage rappresenta la principale novità dell’inchiesta.

La nuova contestazione è legata alla valutazione della condotta e al rischio che l’esplosione avrebbe comportato per gli altri abitanti del condominio.

Secondo la Procura, la presunta dispersione volontaria di una grande quantità di gas avrebbe messo concretamente in pericolo la vita di numerose persone.

L’ipotesi accusatoria non presuppone necessariamente che i coniugi volessero colpire i vicini.

Gli investigatori, infatti, non avrebbero individuato elementi che facciano pensare a rancori o ostilità nei confronti degli altri residenti.

Il punto centrale è la pericolosità della condotta attribuita agli indagati e la sua possibile rilevanza penale.

La contestazione di strage, secondo l’impostazione della Procura, può essere formulata anche in assenza di vittime quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.

La qualificazione giuridica rimane comunque un’ipotesi accusatoria, che dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento.

Le indagini proseguono sulla dinamica dell’esplosione

L’inchiesta sull’esplosione di via Longo è dunque entrata in una fase nuova.

Gli accertamenti del Nia hanno fornito alla Procura elementi che vengono ritenuti incompatibili con una semplice perdita accidentale di gas.

La quantità di metano dispersa, la durata della fuoriuscita, il tubo svitato e l’assenza di guasti nella conduttura sono i principali aspetti sui quali si fonda la nuova ricostruzione.

Restano però da chiarire il ruolo dei singoli indagati, le loro effettive intenzioni e l’origine della scintilla che ha provocato la deflagrazione.

Le condizioni cliniche dei due coniugi rappresentano un ulteriore fattore per lo sviluppo dell’inchiesta, poiché gli investigatori attendono di poterli sentire.

Nel frattempo, il procedimento prosegue sulla base degli elementi tecnici già acquisiti.

La contestazione di strage segna un aggravamento significativo del quadro investigativo, ma la responsabilità penale della coppia non è stata accertata e resta soggetta alle verifiche giudiziarie.

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