«Credevamo fosse una relazione normale», ha dichiarato davanti ai magistrati la madre di Pamela Genini, uccisa con oltre trenta coltellate lo scorso 14 ottobre a Milano. La giovane, 29 anni, originaria di Strozza (Bergamo), è stata vittima della furia omicida di Gianluca Soncin, 52enne di Cervia, attualmente in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
La testimonianza è stata raccolta nella mattinata di mercoledì 22 ottobre presso la Procura di Milano, dove si stanno svolgendo una serie di audizioni per fare luce sulla vicenda. Davanti alla procuratrice aggiunta Letizia Mannella e alla pm Alessia Menegazzo, è stato ascoltato anche il fratello della vittima. Entrambi i familiari hanno confermato di non sapere nulla delle violenze subite da Pamela, che avrebbe taciuto ogni abuso, mantenendo un’apparenza di normalità nella relazione.
La madre ha ricordato un episodio avvenuto a settembre a Cervia, quando Pamela si era fatta curare un dito rotto. Solo in seguito si è compreso che quel trauma sarebbe stato il risultato di un pestaggio da parte di Soncin, ma al tempo, nessuno in famiglia era a conoscenza della vera causa. «Non ci ha mai detto nulla. Lui sembrava una persona gentile», ha ribadito la donna, già intervenuta pubblicamente per denunciare l’isolamento sociale in cui la figlia si trovava: «Gli amici l’hanno lasciata sola».
L’inchiesta, coordinata dalla Procura milanese, si concentra ora sulla ricostruzione dei movimenti di Soncin, che, secondo gli investigatori, avrebbe lasciato Cervia con l’intento premeditato di raggiungere Milano e compiere l’omicidio. Gli inquirenti stanno analizzando anche i telefoni cellulari sequestrati, per estrarre eventuali messaggi o chiamate compromettenti, in un passaggio investigativo definito «irripetibile» per la sua delicatezza.
Emergono così nuovi dettagli da una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e che ha acceso i riflettori su un’altra tragedia annunciata. Il rapporto tra Pamela e Gianluca, durato circa un anno e mezzo, si sarebbe rivelato profondamente violento e manipolatorio, ma la giovane non avrebbe mai chiesto aiuto, nemmeno ai suoi familiari più stretti.
Le audizioni, iniziate lunedì, proseguiranno nei prossimi giorni con altre persone vicine alla vittima. L’obiettivo degli inquirenti è comprendere se vi siano state omissioni, segnali trascurati o responsabilità esterne che abbiano contribuito all’isolamento e al tragico epilogo.