Quando l’inverno avvolge l’alta Valle Seriana e l’aria profuma di legna e formaggi stagionati, Ardesio torna a raccontare la propria identità attraverso la montagna e chi la vive ogni giorno. Domenica 8 febbraio il borgo bergamasco, insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, ospiterà la 26ª Fiera delle Capre e la 24ª Fiera dell’Asinello, uno degli appuntamenti più sentiti e partecipati dell’inverno orobico.
Non si trattava soltanto di una manifestazione zootecnica, ma di un rito collettivo che intrecciava lavoro, passione e comunità. Merito dell’impegno costante della Pro Loco di Ardesio che, insieme all’amministrazione comunale, agli enti locali e a numerosi partner, riusciva ogni anno a trasformare la tradizione dell’allevamento di montagna in un evento capace di coinvolgere migliaia di persone tra allevatori, operatori del settore, appassionati e famiglie.
La giornata prendeva vita fin dalle prime ore del mattino con il concorso caprino, vero cuore pulsante della fiera. Iscrizioni, preselezioni e premiazioni scandivano il ritmo dell’evento, con la doppia categoria multirazza e razza orobica, suddivisa in classi 2 denti, 4 denti e adulti. Capre e becchi venivano valutati per eleggere la regina e il re della fiera, insieme ai premi di categoria e ai riconoscimenti speciali dedicati agli allevatori.
Era già confermata la partecipazione di aziende provenienti dalle Valli Seriana, Scalve, Camonica e dalla Valtellina, a testimonianza di un appuntamento che negli anni aveva assunto un respiro sovralocale. Chi desiderava partecipare con i propri animali poteva farlo contattando preventivamente l’organizzazione.
Animali, mestieri e sapori della tradizione
Accanto a capre e asinelli, il pubblico incontrava anche alpaca, lama e le suggestive pecore dal naso nero del Vallese, grazie alla presenza della fattoria Alpacama. Il centro storico si trasformava così in un percorso da esplorare passo dopo passo, tra stand di prodotti tipici e a chilometro zero, abbigliamento tecnico, attrezzature agricole e una ricca area dedicata all’artigianato.
Forgiatori di coltelli, cestai, conciatori del cuoio e maestri del legno riportavano in vita antichi mestieri, mostrando dal vivo saperi tramandati nel tempo. Nell’area di Ponte Rino trovavano spazio i trattori d’epoca, le sculture con motosega e le spettacolari dimostrazioni di abbattimento estremo curate dagli amici della Fast Blade.
Durante la giornata non mancavano le attività dimostrative: la cagliata dal vivo con l’azienda agricola Laura Baronchelli, proposta alle 11 e alle 14, il laboratorio sul corno alpino con il professor Giovanni Mocchi, le esibizioni di mascalcia agricola con Andrea Buelli e il suggestivo Donkey trekking, una passeggiata a passo d’asino tra le viuzze del paese.
Cultura, musica e comunità
Alle 10 tornava anche l’appuntamento con “Riscopri Ardesio”, tra colazione del contadino, racconti delle tradizioni locali e la visita alla mostra fotografica “L’Europa arcaica – Il volto dei suoi riti” di Manuel Schiavi. Nel pomeriggio, alle 14.30, era prevista una visita guidata gratuita al Santuario della Madonna delle Grazie.
A dare voce e anima alla fiera contribuivano canti e musiche popolari, con gruppi itineranti lungo le vie del centro e il concerto delle 15.30 sotto gli archi del municipio, con Brighella, Cantur de la Baraca, Orobici e Come Eravamo. Dalle 12, spazio anche alla gastronomia, con pranzi nei locali convenzionati e, nel punto ristoro della Pro Loco, formaggi, salame e la tradizionale Bèrgna.
Un futuro da costruire in montagna
La manifestazione era anticipata sabato 7 febbraio, alle 20.30 in sala consiliare, dal convegno “Vivere in Montagna: Protagonisti!”, sottotitolato in dialetto “Ndó ’ndarét a sta pö mal de ché?”. Un momento di confronto dedicato al tema dello spopolamento delle aree montane e alle opportunità per costruire un futuro sostenibile nelle terre alte.
Intervenivano studiosi ed esperti come Giacomo Tiraboschi e Anna Giorgi, rappresentanti delle istituzioni locali e la scrittrice e allevatrice Marzia Verona, accompagnati dagli intermezzi musicali del gruppo I Brighella. Un’occasione per riflettere su come tradizione e innovazione possano convivere, trasformando la montagna in un luogo vivo e abitato anche domani.