Omicidio di Casazza: il pubblico ministero fa ricorso contro la scarcerazione dei due sospettati

Il pubblico ministero fa ricorso contro la scarcerazione dei sospettati per l'omicidio di Mykola Ivasiuk, avvenuto a Casazza

Il pubblico ministero Silvia Marchina ha presentato ricorso contro la decisione del giudice per le indagini preliminari (GIP) Lucia Graziosi di non convalidare gli arresti dei due uomini fermati in seguito alla morte di Mykola Ivasiuk, avvenuta lunedì 19 agosto a Casazza. Marchina ha annunciato un ricorso in Cassazione per la mancata convalida degli arresti e ha contestualmente presentato un ulteriore ricorso al tribunale del riesame riguardante la posizione di M.R., uno dei due sospettati.

M.R., un 39enne di origini calabresi residente in Brianza e domiciliato a Casazza, è accusato di omicidio preterintenzionale, mentre G.C., un 46enne bergamasco di Spinone, è accusato di favoreggiamento. Nonostante le gravi accuse, entrambi gli uomini sono stati rimessi in libertà. Il GIP ha ritenuto che non vi fossero sufficienti indizi di colpevolezza per mantenere gli arresti, decidendo quindi per la scarcerazione di entrambi.

Nel frattempo, la terza persona coinvolta, Mouhssine Mohamed Amine, di 32 anni e di origini marocchine, è ancora in fuga. Amine, che ha precedenti per reati legati alla droga, sarebbe fuggito a bordo di una Ford C-Max, un veicolo che sembra sia stato rinvenuto dalle forze dell’ordine. Il comando dei Carabinieri, guidato dal tenente Maurizio Guadalupi, ha esteso l’allerta anche alle forze dell’ordine dei territori confinanti, temendo che Amine possa cercare di fuggire all’estero o tornare nel suo paese d’origine.

Secondo le ricostruzioni, l’omicidio è avvenuto dopo un alterco all’interno del Rosy Bar. Amine avrebbe colpito Ivasiuk, un 38enne ucraino, con un bicchiere di vetro, causando una ferita letale alla nuca. La vittima è deceduta subito dopo l’aggressione. M.R., che si trovava sul luogo dell’incidente, ha dichiarato di aver cercato di soccorrere Ivasiuk, chiamando il 118 e praticando un massaggio cardiaco su indicazione degli operatori. Ha affermato inoltre di considerare la vittima un amico fraterno e di non aver mai avuto intenzione di fargli del male.

G.C., invece, è accusato di aver prestato l’auto ad Amine per la fuga. Il GIP ha deciso per la scarcerazione di G.C., imponendo però l’obbligo di dimora nel comune di residenza. G.C. ha negato di aver consegnato l’auto ad Amine, sostenendo che l’auto fosse stata lasciata a un meccanico conosciuto da entrambi i sospettati.

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