Nonostante l’aumento dell’età media dei residenti, Bergamo mantiene un equilibrio favorevole tra lavoratori attivi e pensionati. Secondo i dati più recenti della CGIA, la provincia orobica registra 489mila occupati rispetto ai 398mila pensionati, con un saldo positivo di 90mila persone. Questo risultato pone Bergamo al quarto posto assoluto in Italia, superata solo da Milano (+342mila), Roma (+326mila) e Brescia (+107mila).
La situazione nazionale, però, è meno rassicurante. Nel 2022, il numero di pensioni erogate in Italia è stato di 22.772.000, a fronte di 23.099.000 stipendi, segnalando un sorpasso imminente dei pensionati sugli occupati. In molte province italiane, come Lecce, Napoli e Messina, i pensionati hanno già superato numericamente i lavoratori attivi, e il saldo resta positivo per gli occupati in solo 47 delle 107 province italiane.
La Lombardia si conferma un fortino occupazionale con oltre 4,4 milioni di lavoratori contro 3,7 milioni di pensionati, contribuendo in modo significativo a mantenere un saldo positivo a livello nazionale. Tuttavia, il futuro non è privo di incertezze. Entro il 2028, infatti, 2,9 milioni di italiani usciranno dal mercato del lavoro per raggiunti limiti di età, di cui 2,1 milioni nelle regioni del Centro-Nord. Già oggi, undici province del Nord, tra cui Sondrio e Genova, registrano un numero di pensioni superiore alle buste paga erogate, un trend che potrebbe diffondersi ulteriormente nei prossimi anni.
Il sorpasso dei pensionati rispetto agli occupati potrebbe mettere a rischio la sostenibilità economica del sistema sanitario e previdenziale italiano, specialmente in un contesto demografico che vede una popolazione sempre più anziana. La situazione di Bergamo, attualmente favorevole, evidenzia la necessità di politiche efficaci per sostenere l’occupazione e prevenire un possibile declino economico a lungo termine.