Matteo Bonfanti, direttore di Bergamo & Sport, riferisce in un articolo semiserio sull’edizione web della testata sportiva una serata surreale vissuta lunedì 14 ottobre, iniziata con un intervento in difesa di una donna e conclusa con una rapina subìta all’autostazione di Bergamo.
L’aggancio a Bonfanti in Borgo Palazzo
Reduce da una partita di calcio giocata al campo sintetico di Grassobbio e terminata intorno alla mezzanotte, Bonfanti si trovava in via Borgo Palazzo a bordo della sua Fiat Panda gialla. Dopo aver parcheggiato per acquistare delle sigarette, nota una lite tra un uomo e una donna, che si rivelerà poi essere una messinscena. “Lui le stava mettendo le mani addosso, l’ha spintonata e schiaffeggiata. Ovviamente sono intervenuto”, racconta il giornalista, deciso a separare i due e proteggere la donna, che più tardi si sarebbe presentata come Fatima.
La messinscena si sposta all’autostazione
Dopo aver placato l’aggressore e averlo allontanato di qualche metro, la donna si rifugia tra le braccia di Bonfanti e lo bacia, ringraziandolo. “Fiero di me, ho comprato tre pacchetti di sigarette e ho dato 20 euro a Fatima, che sembrava molto povera”, prosegue. La situazione prende una piega inaspettata quando Fatima gli chiede un passaggio alla stazione. Bonfanti, sulla scorta della buone intenzioni già estrinsecate, accetta.
Durante il tragitto verso la stazione, la donna chiede di fermarsi per raccogliere anche il suo presunto aggressore, e il protagonista involontario di una situazione sempre più misteriosa, pur perplesso, accetta. In macchina, cerca di fare da paciere, dicendo: “Ragazzi, non picchiatevi più. Dovete rispettarvi e volervi bene, siamo al mondo per questo”, ma nota che nessuno dei due presta attenzione alle sue parole.
La baby gang al varco
Arrivati all’autostazione, la situazione degenera. “Un’orda di ragazzi sale improvvisamente sulla mia Panda”, racconta Bonfanti, descrivendo il momento in cui si trova circondato da giovani che lo derubano di quanto trovano a bordo. “Uno mi prende il cellulare dal cruscotto, un altro le sigarette appena comprate, mentre altri portano via libri, la mia borsa da calcio e persino due mutande di mio figlio”. La rapina è caotica: anche il baule dell’auto viene saccheggiato, ma Bonfanti non ha idea di cosa vi fosse all’interno, poiché spesso riempito di oggetti di cui i familiari e i congiunti vogliono liberarsi.
L’epilogo dell’assurda vicenda
Nel caos, Bonfanti riesce a strappare il telefono dalle mani di uno dei ladri e, rosso di rabbia, reagisce gridando e usando parole forti. “Forse ho anche bestemmiato, ma non è servito a nulla”, riflette. Approfittando di un momento di distrazione dei malviventi, Bonfanti riesce a partire all’impazzata, lasciando la scena del crimine.
A mente fredda, conclude il suo racconto con un’amara riflessione. “Probabilmente sono stato vittima di una messinscena, ma non potevo restare indifferente vedendo un uomo picchiare una donna. Anche se mi è costato economicamente e moralmente”. Bonfanti, pur riconoscendo di essere stato truffato, resta convinto che non avrebbe potuto comportarsi diversamente.