Il potere d’acquisto crolla: i redditi crescono meno dell’inflazione e aumenta l’indebitamento delle famiglie. I più colpiti sono i dipendenti pubblici e privati, mentre artigiani e amministratori registrano un miglioramento.
Il calo del potere d’acquisto: i numeri del fenomeno
Tra il 2014 e il 2023, il potere d’acquisto di un lavoratore bergamasco ha subito un calo netto, pari a una media di 779 euro lordi all’anno, circa 65 euro al mese. Questo dato emerge dal confronto tra i redditi medi registrati dall’Inps e l’andamento dei prezzi calcolato dall’Istat.
Gli stipendi, pur mostrando un incremento in valore nominale, non hanno tenuto il passo con l’inflazione, creando un divario tra reddito reale e costo della vita. Se nel 2014 il reddito medio annuo era di 24.088 euro, nel 2023 è salito a 27.789 euro, registrando un aumento del 15,4%. Tuttavia, nello stesso periodo, l’inflazione è cresciuta del 18,6%, portando il reddito ideale, necessario per mantenere lo stesso potere d’acquisto del 2014, a 28.568 euro. Questo ha creato una forbice negativa che ha eroso la capacità di spesa dei lavoratori.
Le categorie più colpite: il caso di pubblico e privato
L’impatto dell’inflazione varia a seconda delle categorie di lavoratori. I dipendenti privati, il cui reddito medio è cresciuto solo dell’11,2% in nove anni, hanno perso 1.792 euro annui (circa 150 euro al mese) in potere d’acquisto. Ancora più drammatica è la situazione dei dipendenti pubblici, i cui stipendi sono aumentati dell’8,2%, con una perdita media di 3.130 euro annui (pari a 260 euro al mese).
Al contrario, alcune categorie sono riuscite a migliorare la loro posizione economica. Gli artigiani, ad esempio, hanno registrato un incremento del potere d’acquisto pari a 1.305 euro annui rispetto al 2014. Ancora più significativa la crescita per le cariche elettive, che includono amministratori di società ed enti locali, con un aumento medio di 6.335 euro annui.
La testimonianza degli esperti: stipendi inadeguati e famiglie in difficoltà
Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo, ha definito questa situazione un “eterno problema”, sottolineando come gli stipendi e le pensioni italiane siano tra le più basse d’Europa e spesso non adeguate all’inflazione. Gli aumenti salariali e pensionistici vengono descritti come irrisori, con le pensioni medie penalizzate da adeguamenti parziali e quelle minime che ricevono incrementi trascurabili, inferiori ai 2 euro mensili nel 2025.
Secondo Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo, l’inflazione ha colpito duramente lavoratori e pensionati, anche perché rinnovi contrattuali arrivano spesso in ritardo e gli aumenti sono insufficienti per contrastare il costo della vita. Il risultato è che molte famiglie si trovano in difficoltà economica, con un indebitamento crescente.
Effetti quotidiani: tredicesime e spese impreviste
Busi e Perria evidenziano come l’impatto dell’inflazione si rifletta direttamente nella vita di tutti i giorni. Le tredicesime di dicembre, ad esempio, vengono assorbite quasi interamente dalle spese obbligate, come bollette e mutui, lasciando poco margine per altre necessità.
Un fenomeno insidioso, definito shrinkflation, sta peggiorando la situazione: molti prodotti riducono la loro quantità o grammatura, ma mantengono lo stesso prezzo, dando al consumatore l’impressione di non subire aumenti. In realtà, si paga di più per quantità inferiori, aggravando ulteriormente il bilancio delle famiglie.
Quando si verificano spese impreviste, come una riparazione della caldaia o un intervento odontoiatrico, molte famiglie si trovano costrette a ricorrere al credito al consumo. Perria spiega che sempre più persone, anche con redditi medi di 1.800 euro al mese, finiscono in situazioni di sovraindebitamento. Tra mutui, finanziamenti e altre spese fisse, restano a disposizione appena 500 euro al mese, un margine insufficiente per affrontare emergenze.
L’impatto sul tessuto sociale: il rischio povertà
Le difficoltà economiche stanno portando a un aumento della povertà percepita, anche in categorie tradizionalmente considerate stabili. Molte famiglie, spiega Busi, non riescono più a risparmiare e quando si presenta un imprevisto, anche di soli 300 o 400 euro, diventa difficile affrontarlo senza intaccare ulteriormente i risparmi.
Perria sottolinea come questa situazione stia spingendo sempre più persone verso la soglia della povertà, soprattutto in assenza di adeguati strumenti di sostegno economico. La mancanza di risparmi rende le famiglie vulnerabili e limita la loro capacità di pianificare il futuro.