Le Rsa della Bergamasca stanno valutando un possibile aumento delle rette, con un incremento stimato tra 1 e 1,5 euro al giorno, pari a circa 30-45 euro mensili per ospite. L’adeguamento si rende necessario per far fronte ai rincari dell’energia e al rinnovo del contratto Uneba, che comporta un incremento delle spese per il personale. Tuttavia, le associazioni di categoria sottolineano la necessità di un intervento pubblico, per evitare che i costi ricadano interamente sulle famiglie.
I fattori che spingono verso l’aumento
Tre sono gli elementi principali che stanno mettendo sotto pressione i bilanci delle Rsa:
- Rinnovo del contratto Uneba: firmato a fine dicembre, prevede un aumento medio di 145 euro mensili per oltre 2.500 operatori sociosanitari e assistenziali nella Bergamasca. Il costo del personale incide per il 60-70% sui bilanci delle strutture.
- Aumento dei costi energetici: alcune Rsa stimano un rincaro del 20% nel 2025, con extra-costi che possono superare i 100mila euro a seconda delle dimensioni della struttura.
- Inflazione e fornitori: i prezzi di servizi essenziali, come pasti e pulizia, sono in crescita, aggravando ulteriormente la situazione finanziaria.
Le reazioni: tra cautela e inevitabili adeguamenti
Dalla Cgil Lombardia arriva una denuncia sulla comunicazione degli aumenti: alcune famiglie hanno già ricevuto lettere che segnalano l’incremento delle rette. Daniele Gazzoli, segretario generale dello Spi Cgil regionale, critica la giustificazione legata al rinnovo contrattuale, affermando che non può essere l’unico motivo per il rincaro.
A livello locale, la situazione è più sfumata. Carmen Carlessi, della segreteria Spi Cgil Bergamo, conferma che diverse Rsa stanno valutando aumenti, ma sottolinea che la normativa regionale impone limiti agli adeguamenti delle tariffe. Inoltre, le associazioni del settore chiedono che le Regioni si facciano carico dei costi per i pazienti affetti da Alzheimer, considerando la malattia di natura prettamente sanitaria.
La proposta: più contributi pubblici
Le associazioni di categoria sottolineano che il sistema delle Rsa si basa su due fonti di finanziamento: contributi regionali e rette pagate dagli ospiti. Per Barbara Manzoni, presidente dell’Associazione San Giuseppe, i rincari sono inevitabili, ma il problema non può ricadere sulle famiglie. Cesare Maffeis, presidente dell’Acrb (Associazione case di riposo bergamasche), evidenzia che gli aumenti non saranno generalizzati, ma più probabili nelle strutture che non hanno alzato le tariffe negli ultimi anni.
Anche Fabrizio Ondei, presidente di Uneba Bergamo, a L’Eco di Bergamo, ribadisce che è necessaria una maggiore integrazione pubblicaper evitare il peso sui cittadini. Le trattative con le istituzioni sono aperte, ma il tempo stringe e le Rsa dovranno presto decidere se e come adeguare le tariffe.