Entro il 2027, Bergamo raggiungerà mille posti negli asili nido, con 600 posti pubblici e 400 privati. Tuttavia, la questione centrale riguarda le risorse economiche necessarie per mantenere un servizio così ampio. Il tema è esploso dopo il caso del nido “Femì” di Redona, che ha evidenziato la sparizione improvvisa dei posti comunali in alcune strutture convenzionate.
Il caso dei posti scomparsi
Il 1° marzo, una madre tenta di iscrivere la figlia al nido “Femì”, scoprendo che i 35 posti pubblici sono spariti. La notizia si diffonde rapidamente tra i genitori e viene lanciata una petizione online, che raccoglie centinaia di firme in poche ore. Il titolo della protesta – “Ripristino dei nidi comunali a Bergamo” – solleva allarme e attira l’attenzione della politica.
L’amministrazione comunale ha infatti deciso di non rinnovare la convenzione per quei posti, così come per quelli del nido “Bosco delle Coccole” di Colognola. La polemica divampa, con Fratelli d’Italia che attacca la giunta definendo la scelta “schizofrenica”, poiché da un lato aumenta le tariffe, dall’altro chiude convenzioni esistenti per puntare sui nuovi asili previsti nei prossimi anni.
La risposta del Comune
L’assessore ai Servizi per l’infanzia, Marzia Marchesi, ha spiegato che i posti pubblici nei nidi privati erano stati attivati in fase emergenziale e che il Comune ha deciso di investire su nuove strutture piuttosto che rinnovare le convenzioni. Tre nuovi nidi apriranno tra il 2025 e il 2026 nei quartieri di Valtesse, Malpensata e Boccaleone, mentre nel 2023 è stato inaugurato il nido al Villaggio Sposi.
Il problema delle risorse
Il progetto di arrivare a mille posti è ambizioso, ma resta l’incognita dei finanziamenti. Mantenere un servizio pubblico così esteso richiede investimenti costanti, e l’aumento dei costi potrebbe tradursi in tariffe più alte per le famiglie. La questione resta aperta, mentre il dibattito politico continua a infiammarsi.