Gandino punta al verde: la rinascita del Farno passa dal paesaggio “senza ex colonia”

Con il nuovo Piano di Governo del Territorio, la valorizzazione ambientale diventa centrale per il Comune: sostenibilità, turismo lento e recupero naturalistico guidano il rilancio dell’ex Colonia e dell’intera Val Piana

La nuova visione urbanistica: qualità della vita e paesaggio al centro del Pgt

Il Comune di Gandino sta lavorando alla definizione del nuovo Piano di Governo del Territorio (Pgt), la cui approvazione è prevista per l’estate 2025, con l’entrata in vigore prevista in autunno. Secondo il sindaco Filippo Servalli, la sfida consiste nel coniugare il tessile, che ancora oggi occupa il 62% degli addetti nel territorio — ben oltre la media provinciale del 4,7% —, con un crescente impegno verso l’ambiente e la qualità della vita. Circa la metà dei 29 km² di superficie comunale è infatti a verde, e il rilancio passa proprio da questi spazi aperti. Per l’amministrazione, la valorizzazione del paesaggio è un elemento essenziale per rendere attrattivo il territorio anche dal punto di vista residenziale.

L’area del Farno come simbolo di rinascita: via l’ex Colonia, torna la natura

Uno degli interventi più significativi riguarda l’area del Farno, dove è in corso un progetto di rinaturalizzazione che prevede la demolizione dell’ex Colonia delle Orsoline, un imponente fabbricato di oltre 2.300 metri quadrati, abbandonato da circa trent’anni. Il sindaco Servalli considera questo intervento una svolta strategica per l’abitare e il vivere il territorio, spiegando che la trasformazione del paesaggio urbano e rurale è essenziale per accogliere nuovi residenti e migliorare il benessere collettivo.

Un’operazione integrata tra urbanistica e recupero ambientale

Il progetto architettonico, firmato da Elia Franchina e Alessandro Noris, prevede di riutilizzare solo 800 metri cubi dei circa 8.000 totali del vecchio edificio. Verranno realizzati un chiosco di 135 mq, servizi igienici, piccole strutture come barbecue, 5 o 6 bungalow da 35 mq, spazi sportivi, giochi per bambini e l’infopoint turistico, quest’ultimo già affidato a PromoSerio. Intorno alla chiesetta dell’Assunta, punto di riferimento storico e spirituale dell’area, sarà garantito minimo consumo di suolo e massimo recupero del verde.

Turisti e giovani protagonisti: 100.000 presenze l’anno

Il Farno è una meta frequentata da oltre 100.000 visitatori all’anno, molti dei quali giovani provenienti da tutta la pianura lombarda. Secondo il sindaco, i dati di videosorveglianza delle targhe confermano questa affluenza, soprattutto nei fine settimana, con picchi di 800 auto in sosta lungo la strada di accesso di 6,5 km. L’amministrazione ha già avviato interventi su strade, barriere, parcheggi e arredo urbano, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’area in chiave sostenibile.

Una storia da riscoprire: tra seggiovie, sciovie e vocazione turistica

Nel passato, l’area era servita da una seggiovia attiva tra il 1960 e il 1976, che collegava il centro del paese (550 m s.l.m.) con la stazione in quota (1.250 m). La professoressa Stefania Servalli dell’Università di Bergamo sta conducendo uno studio economico sull’impatto di quel sistema turistico. Dalle prime analisi emerge che la scarsa redditività dell’impianto ne ha reso insostenibile la gestione, ma la zona mantiene un forte potenziale. L’indagine verrà raccolta in una pubblicazione accademica.

Ricerca accademica e territorio: lo sguardo verso il 2026

Nel contesto della revisione del Pgt, è in corso anche una ricerca condotta dall’Università di Bergamo, guidata dai professori Federica Burini e Lorenzo Migliorati, che proseguirà fino a marzo 2026. Il loro team sottolinea che riflettere sulle potenzialità paesaggistiche del territorio è fondamentale per pianificare il futuro di Gandino in modo sostenibile e strategico.

Interventi anche oltre il Farno: Montagnina, Parafulmine e sentieri

Lo sguardo verde dell’amministrazione non si ferma al Farno. Sono previsti interventi pubblici anche presso la Montagnina e il rifugio Parafulmine, di proprietà della Comunità montana. Si lavorerà su pozze d’abbeverata per le mandrie, spogliatoi con approvvigionamento idrico, collegamenti pedonali e manutenzione dei sentieri, in particolare quello che va dal Tribulino dei Morti a Fogarolo, in sinergia con il Comune di Rovetta. Per l’amministrazione, questi interventi rappresentano un passaggio concreto verso un modello di sviluppo più attento al territorio e alla sua vocazione ambientale.

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