Bergamo ha regalato nuova vita a tre bambini affetti da gravi cardiopatie, grazie a una serie di trapianti pediatrici eseguiti tra marzo e aprile all’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Tutti e tre i piccoli pazienti sono stati tenuti in vita da un cuore artificiale fino all’arrivo dell’organo compatibile. Il caso più commovente è quello di Angelo (nome di fantasia), un bimbo di appena un anno e mezzo, che ha trascorso 70 settimane ricoverato a Bergamo, dove ha imparato a parlare, a camminare e a vivere con l’unico obiettivo: ricevere un cuore nuovo.
Angelo: un’infanzia tra i corridoi dell’ospedale
Nato in Sicilia, Angelo è stato colpito da miocardiopatia dilatativa e trasferito a Bergamo a due mesi, quando gli è stato impiantato un cuore artificiale. Nei 490 giorni trascorsi in ospedale ha vissuto tutte le tappe della crescita: da 3,9 kg è arrivato a 10 kg, ha pronunciato le prime parole e ha mosso i primi passi, assistito giorno e notte da un’équipe multidisciplinare. Il trapianto è avvenuto a marzo, e un mese dopo, in aprile, è stato finalmente dimesso.
«Vedere nostro figlio camminare libero dai tubi e giocare all’aperto è una gioia immensa», raccontano i genitori. «Il nostro pensiero va ai genitori del donatore. Loro hanno perso un figlio, ma hanno salvato il nostro. Lui ora vivrà per due».
Altri due trapianti pediatrici in 30 giorni
Dopo Angelo, è stato il turno di Assan, 3 anni, affetto dalla stessa patologia. Anche lui è stato mantenuto in vita da un cuore artificiale, impiantato dopo il ricovero a fine ottobre. Trasferito nel reparto di degenza il 31 dicembre, ha ricevuto il cuore dopo circa tre mesi e a metà maggio ha potuto tornare a casa in Lombardia.
A seguire, il trapianto su Rosa Valentina, 15 anni, giunta in Italia dal Centroamerica alla ricerca di cure non disponibili nel suo Paese. Dopo un primo intervento fallito, le è stato impiantato un cuore artificiale a marzo e il trapianto è avvenuto circa un mese dopo. Ora è ancora ricoverata, in condizioni stabili.
Un risultato eccezionale, grazie alla rete trapiantologica
«Tre trapianti pediatrici in un mese sono un evento eccezionale», ha spiegato Amedeo Terzi, direttore del programma trapianti cardiaci del Papa Giovanni XXIII. «L’uso dei cuori artificiali è stato fondamentale per guadagnare tempo prezioso». La gestione clinica ha richiesto la mobilitazione di centinaia di professionisti e il coordinamento tra più reparti: cardiochirurgia, anestesia, radiodiagnostica, terapia intensiva e trapiantologia, oltre al sostegno dei volontari delle associazioni come Amici della Pediatria e L’Orizzonte di Lorenzo.
Francesco Locati, direttore generale dell’ASST, ha ricordato il lascito del professor Lucio Parenzan, pioniere della cardiochirurgia pediatrica, la cui eredità scientifica e umana continua a vivere nell’operato dell’ospedale.
La voce delle istituzioni
«Questi trapianti confermano l’eccellenza dell’ospedale Papa Giovanni XXIII», ha dichiarato Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, che ha incontrato personalmente Angelo durante una visita. «Un’umanità rara e una competenza straordinaria rendono questa struttura un punto di riferimento nazionale. Grazie ai medici, agli infermieri e soprattutto alle famiglie dei donatori, che con un gesto estremo hanno permesso a questi bambini di avere un futuro».
Un appello alla cultura della donazione
Le storie di Angelo, Assan e Rosa Valentina ribadiscono l’importanza di rafforzare la cultura della donazione degli organi, senza la quale questi salvataggi non sarebbero possibili. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII dimostra ancora una volta come la scienza, la tecnologia e la solidarietà possano convergere per trasformare un dramma in speranza.